Quei soliti 10

Quante più classifiche dei migliori dischi del 2012 leggo tanto più mi sorge spontaneo domandarmi che cosa sia cambiato negli ultimi 30 anni di musica.
A che serve che qualche trentenne (tipo Kristian Matsson) continui a fare dischi se i primi 10 posti della classifica sono sempre occupati da settantenni, sessantenni e cinquantenni?
E che gli stessi vengano citati in ognissanta recensione dove si parli di qualche giovane artista emergente?
Mi chiedo se manchi il coraggio di esporsi troppo confessando che piacciano alcuni dischi che si distaccano dall’ortodossia imperante o se ci sia comunque il bisogno di rimanere legati a vita sempre alle stesse figure, agli stessi suoni e alle stesse nenie, incantati a riascoltare a nastro una fiaba rassicurante, sempre quella per migliaia di volte, come accade quando siamo piccoli.
Insomma, mi piacerebbe leggere di dischi che mi sono perso, che per altri sono stati significativi, dischi per i quali rischierei anche un acquisto ad occhi chiusi.

Forse questo non accadrà mai, forse mi illudo che possa succedere, forse sono l’uomo più reazionario e conservatore del mondo… ma cazzo dietro quei dieci posti c’è un universo musicale che si muove, che ricrea, che reinventa, che sputa l’anima, che ci prova nonostante le distribuzioni scalcagnate, le autoproduzioni a costo bassissimo, i locali che pagano sempre meno, ci prova e regala emozioni, io cerco qualcosa di diverso da quei soliti 10, vi chiedo solo di dirmi se c’è quel qualcosa o se sto sbagliando tutto. Grazie.