Cosa ci si può aspettare di più da un disco che questo Potlatch non possa offrire? Risposta: Nulla! Potlatch è strepitoso! L’iniziale Photograph sembra uscita da una session immaginaria di Jayhawks, semplicemente straordinaria! Dietro a tutto questo c’è Chuck Melchin, cantante, songwriter e chitarrista capace di inventare e plasmare un mondo fatato fatto di semplici, travolgenti melodie. Il disco si muove sui binari roots-rock, non disdegnando il blues ed impiegando tutte le mezzetinte che il ventaglio sonoro tra rock e blues è in grado di offrirgli. Warrior, che incontrate come secondo brano, è un capolavoro, una canzone che convertirebbe chiunque al verbo della Musica, una canzone in grado si suscitare orgasmi musicali multipli, è così che ascoltandola e riascoltandola, fui ritrovato dopo 30 minuti dal mio arrivo a casa, nell’auto a suonare la batteria da mia moglie preoccupata e fu ancora “grazie” all’ascolto di Warrior che mio figlio mi trovò inginocchiato a simulare un assolo di chitarra, a volte la musica strappa ciò che di più ancestrale conserviamo nel nostro intimo e lo espelle prepotentemente come in un tribale rito liberatorio. Il blues di Reaper è così puro e semplice da farci capire quanto basti poco per farci commuovere mentre Bride aggiunge al blues toni più sfumati verso il pop ma è con Indipendence Day che la vena di songwriter di Chuck tocca l’apice. Ci sono echi di Young accompagnato da Jayhawks con organo e chitarra a infiocchettare il dono. Home si svolge con chitarra acustica e voce e qualche controcanto ben posizionato, non manca neanche qui un breve assolo che fa sempre tanto bene al corpo, all’anima ed alla mente. I’m So Sorry sposta i suoni sul country classico bello sanguigno, una finestra sulla cosiddetta musica “Americana”, Waltz No.1 come dice il titolo stesso, è una lenta ballata acustica cadenzata che apre la strada ad una ballata d’altri tempi, Promise dalle sfumature seppia e dai bordi ingialliti, molto evocativa. Il disco si conclude con l’elettrica ballata Jenny Anne, gran bel pezzo, degna conclusione di un grande disco. Non ho parole per concludere perchè parlare di questo disco non riuscirebbe a raccontarne la bellezza e la serie di emozioni che regala. Qui si può ascoltare qualche cosa http://www.myspace.com/beanpickersunion, e per l’acquisto, c’è sempre iTunes. Cosa dire se non che questo Potlatch

 

è un serio candidato al premio di miglior disco dell’anno.

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