Cheap Wine: Stay Alive

Un doppio LIVE è un lusso che pochi gruppi si possono permettere, soprattutto quando è composto da 19 brani originali su 21, è un testamento indelebile che resta nella storia di una rock band, pensiamo a Made in Japan dei Deep Purple o a Live at the Fillmore est degli Allman Brothers Band per citarne due a caso o al recente triplo Mullenium dei Gov’t Mule. Il doppio live, così come l’hanno concepito i Cheap Wine, è un monumento alla musica della band, è un opera coraggiosa e preziosissima  dove è racchiusa tutta la loro storia dal 1997 al 2010, 13 anni costellati di grande musica, di straordinaria passione e di incrollabile tenacia, una musica che è cresciuta, mutata, cambiata ma che ad ascoltarla adesso, tutta d’un fiato, non risente degli anni sulle spalle e risulta granitica, un marchio di fabbrica di una band che dimostra di aver raggiunto una grande personalità, una propria identità, una di quelle che l’ascolti e dici… azz!! i Cheap Wine.  In questo credo stia la grandezza e la bravura degli amici pesaresi, nell’essersi negli anni,creati un loro “sound” un imprinting musicale che li distingue dalla massa di band presenti in italia e diciamolo pure… nel mondo!
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Jack Savoretti – Harder than easy

Ci sono giorni in cui canzoni come Map of the world possono riscaldare l’anima ed illuminare il cielo grigio, ci sono canzoni come quelle di questo Harder than easy che possono riempire giornate altrimenti sensa senso ci sono momenti nella vita nei quali dischi come questo sono necessari. Canzoni semplici giocate su chitarra, piano e voce, senza molte pretese ma così deliziose da far desiderare di riascoltarle all’infinito. L’anglo-svizzero Savoretti non aggiunge niente al panorama musicale, nulla di trascendentale dunque ma il suo disco porta nuovamente l’attenzione sul regno unito regalandoci 11 splendide e delicate ballate tra le quali spicca la rilettura di Nothern sky del grande Nick Drake e Mother dove attinge a piene mani dalla tradizione musicale statunitense con tanto di slide e armonica passando entrambe le prove egregiamente. Le note stonate vengono da una superdose di riverbero ed effetti sulla voce che avrei preferito più sapida ma così va perchè, pensando un paio di pezzi da inserire nelle air-play radiofoniche, occorre purtroppo una voce uniformata al resto… Insomma di questo Harder than Easy se ne può fare anche a meno ma basta ascoltarlo una volta per cadere nella tentazione di riascoltarlo, un solo passaggio di Patriot e vi sembrerà che la primavera sia sbocciata tutta intorno a voi!

Brisa Roché – Takes

Un’americana a Parigi

Brisa Roché viene dalla splendida San Francisco, rilassata cittadina adagiata sulla baia più famosa della west-coast, che ha abbandonato per trasferirsi nella ville lumiére dove dopo il primo progetto The Chase, ora è al suo secondo album Takes. Amo la musica d’autore francese ed amo le voci femminili, stentoree, flebili e suadenti con frasi sussurrate come quelle di Rose, ma Brisa porta in sè la cultura sia francese che statunitense, un mix che per uno come me che ama le due culture musicali può essere letale. A colazione, pranzo e cena il mio dessert è Heavy dreaming, per il resto il disco è di quanto più coinvolgente possa girare in questo periodo nei vostri iPod, non si tratta come ho accennato al puro pop francese ma la nostra accomuna l’anima più vicina ai suoni della coast dei ’60 insieme alla carica sensuale e compositiva della canzone d’autore francese, la Benjamin Biolay al femminile. Disco bellissimo che credo e spero vedremo e sentiremo presto, la cover sicuramente aiuta l’acquisto da parte di un pubblico maschile ma a parte i tratti somatici alquanto improbabili, occhi a mandorla, fessura centrale tra gli incisivi e tratti somatici mooolto francesi, se l’ascoltate ve ne innamorerete perdutamente!