Keaton Henson – Dear

Nessuno uscirà vivo da qui

Keaton Henson mi ha strappato l’anima. Disarmante e lacerante. Dear ascolto dopo ascolto, mi svuota completamente, mi prosciuga, mi lascia come una marionetta senza più fili a sorreggerla, mi squarcia lasciandomi agonizzante e nonostante questo non riesco a smettere di ascoltarlo. Come può un disco avere un effetto tale su di me, come può la musica suscitare emozioni tali da condizionare i miei pensieri e le mie azioni, come posso sfuggire a tutto questo? Come una barca alla deriva dopo una tempesta in balia dei venti e delle correnti, come uno degli alberi che oggi vengono scossi dal vento e colpiti dalla pioggia senza potervi opporre resistenza, come un gelo che mi stringe sempre più nella sua morsa, come una forza esterna che comprime tutti i miei principali organi interni… eppure non riesco a farne a meno, non riesco a smettere di ascoltarlo. Ho come l’impressione di provare un piacere sadico nel farmi scorticare a sangue dalle canzoni di Dear, nell’abbandonarmi anima e corpo al suo incedere e nell’annullarmi completamente dentro la sua musica ed alle sue parole. Keaton è un artista, un illustratore, ha fatto solo un unico concerto nella sua vita che non è più riuscito a bissare a causa delle sue crisi di panico, in questo disco non doveva dimostrare niente se non che ha aperto il suo cuore e squarciato il mio. La voce di Keaton mi pervade, mi penetra, mi sussurra e trasmette emozioni indescrivibili, la chitarra, utilizzata per lo più in fingerpicking, insieme ad altri pochi strumenti è una lama che penetra dolcemente nella carne, non ne avverto il dolore se non quando, alla fine dell’ascolto, mi ritrovo ogni volta, irrimediabilmente, con ferite aperte brucianti e pulsanti. Keaton parla di sè in maniera pura, diretta, incontaminata, apre il suo cuore, la sua anima e lascia che le sue emozioni, le sue paure, le sue senzazioni entrino dentro di me come in una trasfusione sanguigna da vena a vena. Questo disco mi fa paura ma ne sono allo stesso tempo attirato, affascinato ed estasiato, pura poesia musicale, di quella che non ascoltavo da tempo, di quella che non lascia scampo di quella che mi può far pronunciare la frase “nessuno uscirà vivo da qui”.

Quei soliti 10

Quante più classifiche dei migliori dischi del 2012 leggo tanto più mi sorge spontaneo domandarmi che cosa sia cambiato negli ultimi 30 anni di musica.
A che serve che qualche trentenne (tipo Kristian Matsson) continui a fare dischi se i primi 10 posti della classifica sono sempre occupati da settantenni, sessantenni e cinquantenni?
E che gli stessi vengano citati in ognissanta recensione dove si parli di qualche giovane artista emergente?
Mi chiedo se manchi il coraggio di esporsi troppo confessando che piacciano alcuni dischi che si distaccano dall’ortodossia imperante o se ci sia comunque il bisogno di rimanere legati a vita sempre alle stesse figure, agli stessi suoni e alle stesse nenie, incantati a riascoltare a nastro una fiaba rassicurante, sempre quella per migliaia di volte, come accade quando siamo piccoli.
Insomma, mi piacerebbe leggere di dischi che mi sono perso, che per altri sono stati significativi, dischi per i quali rischierei anche un acquisto ad occhi chiusi.

Forse questo non accadrà mai, forse mi illudo che possa succedere, forse sono l’uomo più reazionario e conservatore del mondo… ma cazzo dietro quei dieci posti c’è un universo musicale che si muove, che ricrea, che reinventa, che sputa l’anima, che ci prova nonostante le distribuzioni scalcagnate, le autoproduzioni a costo bassissimo, i locali che pagano sempre meno, ci prova e regala emozioni, io cerco qualcosa di diverso da quei soliti 10, vi chiedo solo di dirmi se c’è quel qualcosa o se sto sbagliando tutto. Grazie.

 

The Wallflowers – Glad all over

Una irresistibile forza gravitazionale

Leggere certe recensioni mi fa ribollire il sangue nelle vene. Ricondurre la musica a somiglianze con questo o quell’artista può starci per un gruppo al suo primo disco ma non certo per chi, come i Wallflowers, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto. Detto ciò, siccome non sono un giornalista, mi domando che cosa ci si aspetti che qualcuno inventi nel campo della musica nel 2012, io mi aspetto solo delle belle canzoni e qui ne ho trovate ben 12. Visto la lunga assenza dalle scene, Jakob e i suoi, credo abbiano sentito l’esigenza di un paio di pezzi che potessero girare nella fascia di alta rotazione nelle radio, brani che comunque, rispetto al flusso mono tono proposto dalle emittenti radiofoniche, si distinguono alla grande dalla massa. Per il resto la voce di Jakob è rimasta una voce che mi emoziona, un marchio di fabbrica di Wallflowers che con Rami Jaffee, Greg Richling, Stuart Mathis e Jack Irons ricompongono per 3/5 la stessa line-up della prima incisione. Leggi tutto “The Wallflowers – Glad all over”

I’m a dreamer…

I’m a dreamer…

Può darsi che io mi sbagli su tutto, non sono un giornalista, non pontifico, non giudico, non mi interessa  se un pezzo è già sentito o assomiglia a quello di… Non mi interessa sapere cosa fa nella vita un artista, non mi interessa sapere che chitarra usa, non mi interessa sapere dove sarò o cosa farò domani, non mi interessa niente di tutto questo, quello che mi appassiona è la musica e le emozioni che riesce a trasmettermi. La musica è il modo che uso per comunicare col mondo e che il mondo usa per comunicare con me, non voglio informazioni, voglio emozioni, voglio che una canzone o un testo mi facciano viaggiare, sognare, sperare, disperare… voglio condividere gioie e dolori di chi sta dall’altra parte voglio credere che quello che scrive siano cose vere per lui e per questo ritrovarmici mi fa sentire vicino a qualcuno, compreso, accettato, consolato, rattristato o rallegrato. A decidere tutto questo è la mia pancia, l’organo che governa la mia vita, non la mia mente, quindi non opero scelte razionali, non mi interessa, non sono razionale e non voglio esserlo. Quello che scrivo sono le mie sensazioni, le mie emozioni, i miei sogni, le mie speranze… quello che scrivo non è reale perchè forse niente è reale, quello che scrivo è come mi fa essere quel disco, se mi fa sentire a casa oppure fuori dalla finestra ad osservare, scrivo su alcuni dischi perchè sento un impulso irrefrenabile che mi spinge a farlo, a raccontare le emozioni e le immagini che fanno crescere in me, su tutti gli altri non scrivo perché non è che non mi piacciano ma perchè non mi suscitano le stesse sensazioni e mi sembra superfluo raccontarli da cronista, li voglio raccontare da protagonista coinvolto al 100%. Ci sono congiunzioni e momenti particolari per cui un disco mi piace, non è un caso perchè niente accade a caso, i dischi vengono a me quando ho bisogno di loro, sono loro che scelgono, io rimango con l’animo spalancato ad aspettare che arrivino… e lo fanno sempre al momento giusto. Dire che la musica è tutto per me può sembrare una frase fatta, ma la musica mi tiene in vita, la musica mi aiuta ad alzarmi ogni mattina, mi aiuta a lavorare, mi aiuta a guidare, mi aiuta a dormire, è mia compagna nei momenti difficili ed in quelli belli, i ricordi della mia vita, le persone che ho incontrato, gli istanti che ho vissuto, i luoghi che ho visitato sono legati tutti ad una canzone ma soprattutto la musica mi aiuta a sognare. Sono un sognatore e voglio continuare ad esserlo fino all’ultimo istante della mia vita perchè i sogni aiutano a vivere.

Cheap Wine – Based on Lies

Un grande abbraccio

Se esiste un dio del rock… beh allora ha scelto tra i suoi profeti per il 3° millennio i Cheap Wine. A tutti gli atei e non credenti dico: ascoltate Based on lies per credere! Da 4 evangelisti del rock nel frattempo sono diventati 5 ma del resto anche i Tre moschettieri erano in 4 e nessuno si è mai scandalizzato. Non ho più aggettivi per descrivere questa band, li ho utilizzati tutti per i precedenti 8 dischi e quindi non mi resta altro da fare che meravigliarmi per l’ennesima volta davanti ad un loro nuovo disco, per rimanere in tema religioso, mi sento come la statuina del presepe,  con le braccia aperte che viene posizionata solitamente davanti alla capanna. Il quinto “evangelista” suona il piano ed è Alessio Raffaelli; il suo inserimento ha dato una sterzata decisiva al suono della band. Alan e Alessandro rimangono i solidi pilastri che sanno giocare con la ruvidezza delle canzoni più tirate ma sanno tirare fuori anche la morbidezza nelle ballate, la chitarra di Michele (che ribadisco essere per me uno tra i 5 migliori chitarristi del vecchio continente) è forse meno sovra-utilizzata ma credo molto più valorizzata in quanto ora si può spartire il lavoro con il piano e la tastiera di Alessio, Marco ha regalato dei gran bei testi e come sempre ha utilizzato la voce come fosse uno strumento parte della band, non emergendo mai e lasciando che il sound e la voce defluissero insieme come un torrente che porta la sua acqua al mare della musica. Leggi tutto “Cheap Wine – Based on Lies”

LOWLANDS – Beyond

Odi et amo!!!

Che BOTTA Angel Visions!!! Mi è difficile essere obiettivo e mi è tanto più difficile accettare Beyond. Voglio bene a Lowlands, adoro la loro musica quindi cercherò di non pensare nè al rapporto di amicizia che mi lega alla band, nè all’affezione per il loro suono, nè a quello che mi sarei aspettato di ascoltare… cioè un disco acustico!!!
La musica per me ė, e resta comunque emozione allo stato puro, quindi resetto pensieri ed emozioni e mi lascio invadere dal muro sonoro di questo nuovo disco di Lowlands. La line up è cambiata, ci sono Ed, Roberto e Francesco. ma, con il susseguirsi delle canzoni però ritrovo tanti amici vecchi e nuovi che accompagnano la band in quello che sembra essere un punto di arrivo ma anche una ripartenza. Trovo sempre l’essenza di Lowlands ma laddove c’era un violino, ora c’è una chitarra e al posto di un solo di chitarra c’è una tastiera o un piano. Il ritmo non è indiavolato come i presupposti del primo brano lasciavano intravvedere e Ed è lì, c’è, è ancora lui lo si ritrova piano piano scoprendolo canzone dopo canzone, ascolto dopo ascolto arrivando fino al punto di innamorarsi ancora una volta di un disco di Lowlands! Leggi tutto “LOWLANDS – Beyond”

Nashville & Backbones – Haul in the nets

Da Rimini a Nashville… solo andata!!!

Ho seguito la gestazione di questo disco, canzone dopo canzone ascoltandole live, sentendole cambiare, maturare, crescere, mutare… e averlo ora tra le mani, nel bellissimo e curatissimo digipack, è un po’ come tenere tra le braccia un nipotino a cui ho imparato ad affezionarmi e a voler bene ma che mai avrei pensato di trovarlo già così cresciuto e maturo.
Haul in the nets, diciamolo subito, è un disco di Americana dove le voci di Michele, Marcello e Matteo sono lo strumento principale, una rara miscela sapientemente e perfettamente dosata di crema pasticciera, dolce, calda e soffice che riempie, avvolge e alza il tasso di seratonina e fa sentire a casa.
I due Backbones, Davide e Tommaso (basso e batteria), come un vero e proprio esoscheletro, sostengono alla grande i vuoti ritmici che il trio (due chitarre e un piano) altrimenti avrebbe trovato difficoltoso riempire in questo loro primo disco in studio di pezzi originali.
Per chi non li conoscesse i Nashville Trio hanno passato anni a fare gavetta reinterpretando egregiamente grandi classici della musica (CCR, America, Eagles e tanti altri), da ultimo una rilettura in chiave acustica delle canzoni dei Police! Proprio in occasione dell’uscita di Voices Inside My Head, durante la loro partecipazione alle Backstreets, hanno annunciato l’intenzione di fare basta con le cover per dedicarsi alla realizzazione di un disco di brani originali ….e così è stato, un po’ alla volta, testandoli durante i loro concerti sono arrivati a questo Haul in the net, uno stupefacente risultato arrivato in poco meno di due anni. Leggi tutto “Nashville & Backbones – Haul in the nets”