Emily Scott Robinson: Traveling Mercies

Emily Scott Robinson, è nata in North Carolina, ha viaggiato per un quarto di milione di miglia nel camper che chiama casa, lungo le strade polverose degli stati uniti catturando le storie delle persone che ha incontrato e che è riuscita meravigliosamente a trasformare in canzoni, quelle che compongono il suo album di debutto, Traveling Mercies. Le canzoni di Emily sembrano dipinti di Edward Hopper, raccontano la provincia americana attraverso le fragilità umane e la grande forza della resilienza, un’America vista attraverso i fallimenti, il dolore e la speranza. Racconti che parlano di una cameriera del diner che conosce la vita di tutti, di un veterano di guerra che attende la morte e di un trailer park dove le persone restano barricate nelle loro roulotte. The Dress, è una canzone molto personale che racconta racconta la storia di un attacco sessuale che Emily ha subito all’età di 22 anni e alle prese con le sue conseguenze, brano che ha impiegato 5 anni per completare. Traveling Mercies è un album di folk puro, 12 canzoni che raccontano la vita e che mostra un artista di incredibile talento, tante suggestioni e tante emozioni, un disco tutto da vivere e da respirare.

Troy Stone & the Spent Shells: Near & Far

Purtroppo si tende sempre di più ad etichettare e catalogare una musica partendo dal territorio da dove essa proviene, così se si dice Texas, si pensa immediatamente ai vocioni e al new-melodic. Troy Stone & the Spent Shells sono una delle tantissime eccezioni a questa ottusa mentalità. Così Near & Far si posiziona esattamente al centro di quel nebuloso mondo chiamato alt-country dove non è vero e proprio country e non è vero e proprio rock. Per essere il loro disco di debutto lascia intravvedere tutti i presupposti di un roseo futuro per le nostre orecchie; tocca gli stilemi classici delle folk ballad e del country-rock songs, lascia il sapore nostalgico di un sound già vissuto, già respirato del quale però non potrei mai fare a meno. Non ho particolari simpatie per un brano o l’altro, quello che mi colpisce è soprattutto l’atmosfera generale che il disco riesce a creare spaziando su un campo di scelte musicali indovinate e ben suonate, 14, e dico 14 songs, che si lasciano ascoltare tutte d’un fiato lasciando quel buon retrogusto che resta in bocca dopo un double-shot di un Bourbon del Kentuky. Canzoni da back porch al tramonto, di quelle che fanno bene al corpo e all’anima.

Tylor and the train robbers: Best of the worst kind

Capita a volte di sentire una canzone e di esclamare c***o!!! e poi ti viene voglia di proseguire con l’ascolto, di volerne avere sempre di più e di continuare a esclamare c***o!!! e avvertire che un sorriso di soddisfazione e di compiacimento ti si sta allargando sul viso man mano che prosegui l’ascolto.. è proprio questo quello che mi è capitato ascoltando Best of the worst kind di Tylor and the train robbers. Tylor Ketchum,  rivendica la parentela con Tom “Black Jack” Ketchum, un fuorilegge del Texas che faceva parte della banda di assaltatori di treni (da qui il nome della band) Hole In The Wall Gang, a lui è dedicata la splendida e centrale “The Ballad Of Black Jack Ketchum” che racconta la famigerata carriera di Ketchum. Best Of The Worst Kind, riporta proprio la sua immagine in copertina e la sua uscita è avvenuta, non a caso, in corrispondenza dell’anniversario della sua impiccagione. In questo concept album Ketchum ha paragonato la vita di una gang di fuorilegge del XIX secolo con quella di una band musicale dei giorni nostri. Nei due generi questo disco si classifica nella western music ma abbraccia interamente l’ispirazione di musica Americana. La voce di Tylor è quella del balladeer, indolente quanto basta appoggiata su chitarre e pedal steel che riescono a rendere epiche le canzoni e le storie presenti. La musica aiuta il nostro organismo a produrre endorfine, questo disco per me è perfetto per affrontare un viaggio al di fuori della quotidianità, un viaggio attraverso storie, personaggi e paesaggi che mi fanno stare bene che evocano visioni e stati d’animo come pochi altri disci quest’anno sono riusciti a suscitare.
Ketchum riguardo questo disco ha detto: «L’obiettivo per la nostra musica è connettersi con le persone. Vogliamo solo relazionarci con le persone e ricordare loro che non sono sole. Penso che ciò che rende la musica una cosa meravigliosa sia il fatto di riunire tutti i diversi tipi di persone». Direi che la missione sia pianamente compiuta.

Lunedì 30 Settembre 2019

PLAYLIST
Lucky Strike – Jay Smith
Windows Shatter – Common Ground
Why Don’t You Love Me (Live At Grand Ole Opry) – Hank Williams
Fire – Dane Louis
Wild Azaleas – Eb Steward
Red, Red Wine and Cheatin’ Songs – Marty Stuart
Uncharted Territory – Unspoken Tradition
One Good Day – The Rayo Brothers
Diesel Smoke – The Lowdown Drifters
Father’s House – Mipso
Empty House – The Original Five

Sabato 28 Settembre 2019

PLAYLIST
Only Colombe – Leo Koster
In a Bar Downtown – Brad Boyer
My Wing – Hiss Golden Messenger
Cheatin’ Woman – Cole Harris
Five Minutes More – Between The Vines
Bluegrass Babes – Chain Station
Can’t Complain – In the Kitchen
We Ain’t Got the Good – Boo Ray
Singing Crazy (Like Patsy Cline) – Merle Monroe
A Clue – Amy McCarley

Venerdì 27 Settembre 2019

PLAYLIST
Lodi – Dallas Moore
I Left My One Spot (Back at the 5 Spot) – Elijah Ocean
Movin’ On – Mama Ain’t Dead
Guaranteed Broken Heart – Karen & the Sorrows
Small Town Life – Amber Eyes
Southern Wind – Dallas Burrow
She Was an Angel – Fireside Collective
Everywhere I Go is a Long Way From Home – Rob Ickes & Trey Hensley
Just Give Me a Reason – Eric Woodring
Anyhow – Kelsey Waldon