I’m a dreamer…

I’m a dreamer…

Può darsi che io mi sbagli su tutto, non sono un giornalista, non pontifico, non giudico, non mi interessa  se un pezzo è già sentito o assomiglia a quello di… Non mi interessa sapere cosa fa nella vita un artista, non mi interessa sapere che chitarra usa, non mi interessa sapere dove sarò o cosa farò domani, non mi interessa niente di tutto questo, quello che mi appassiona è la musica e le emozioni che riesce a trasmettermi. La musica è il modo che uso per comunicare col mondo e che il mondo usa per comunicare con me, non voglio informazioni, voglio emozioni, voglio che una canzone o un testo mi facciano viaggiare, sognare, sperare, disperare… voglio condividere gioie e dolori di chi sta dall’altra parte voglio credere che quello che scrive siano cose vere per lui e per questo ritrovarmici mi fa sentire vicino a qualcuno, compreso, accettato, consolato, rattristato o rallegrato. A decidere tutto questo è la mia pancia, l’organo che governa la mia vita, non la mia mente, quindi non opero scelte razionali, non mi interessa, non sono razionale e non voglio esserlo. Quello che scrivo sono le mie sensazioni, le mie emozioni, i miei sogni, le mie speranze… quello che scrivo non è reale perchè forse niente è reale, quello che scrivo è come mi fa essere quel disco, se mi fa sentire a casa oppure fuori dalla finestra ad osservare, scrivo su alcuni dischi perchè sento un impulso irrefrenabile che mi spinge a farlo, a raccontare le emozioni e le immagini che fanno crescere in me, su tutti gli altri non scrivo perché non è che non mi piacciano ma perchè non mi suscitano le stesse sensazioni e mi sembra superfluo raccontarli da cronista, li voglio raccontare da protagonista coinvolto al 100%. Ci sono congiunzioni e momenti particolari per cui un disco mi piace, non è un caso perchè niente accade a caso, i dischi vengono a me quando ho bisogno di loro, sono loro che scelgono, io rimango con l’animo spalancato ad aspettare che arrivino… e lo fanno sempre al momento giusto. Dire che la musica è tutto per me può sembrare una frase fatta, ma la musica mi tiene in vita, la musica mi aiuta ad alzarmi ogni mattina, mi aiuta a lavorare, mi aiuta a guidare, mi aiuta a dormire, è mia compagna nei momenti difficili ed in quelli belli, i ricordi della mia vita, le persone che ho incontrato, gli istanti che ho vissuto, i luoghi che ho visitato sono legati tutti ad una canzone ma soprattutto la musica mi aiuta a sognare. Sono un sognatore e voglio continuare ad esserlo fino all’ultimo istante della mia vita perchè i sogni aiutano a vivere.

Cheap Wine – Based on Lies

Un grande abbraccio

Se esiste un dio del rock… beh allora ha scelto tra i suoi profeti per il 3° millennio i Cheap Wine. A tutti gli atei e non credenti dico: ascoltate Based on lies per credere! Da 4 evangelisti del rock nel frattempo sono diventati 5 ma del resto anche i Tre moschettieri erano in 4 e nessuno si è mai scandalizzato. Non ho più aggettivi per descrivere questa band, li ho utilizzati tutti per i precedenti 8 dischi e quindi non mi resta altro da fare che meravigliarmi per l’ennesima volta davanti ad un loro nuovo disco, per rimanere in tema religioso, mi sento come la statuina del presepe,  con le braccia aperte che viene posizionata solitamente davanti alla capanna. Il quinto “evangelista” suona il piano ed è Alessio Raffaelli; il suo inserimento ha dato una sterzata decisiva al suono della band. Alan e Alessandro rimangono i solidi pilastri che sanno giocare con la ruvidezza delle canzoni più tirate ma sanno tirare fuori anche la morbidezza nelle ballate, la chitarra di Michele (che ribadisco essere per me uno tra i 5 migliori chitarristi del vecchio continente) è forse meno sovra-utilizzata ma credo molto più valorizzata in quanto ora si può spartire il lavoro con il piano e la tastiera di Alessio, Marco ha regalato dei gran bei testi e come sempre ha utilizzato la voce come fosse uno strumento parte della band, non emergendo mai e lasciando che il sound e la voce defluissero insieme come un torrente che porta la sua acqua al mare della musica. Leggi tutto “Cheap Wine – Based on Lies”

LOWLANDS – Beyond

Odi et amo!!!

Che BOTTA Angel Visions!!! Mi è difficile essere obiettivo e mi è tanto più difficile accettare Beyond. Voglio bene a Lowlands, adoro la loro musica quindi cercherò di non pensare nè al rapporto di amicizia che mi lega alla band, nè all’affezione per il loro suono, nè a quello che mi sarei aspettato di ascoltare… cioè un disco acustico!!!
La musica per me ė, e resta comunque emozione allo stato puro, quindi resetto pensieri ed emozioni e mi lascio invadere dal muro sonoro di questo nuovo disco di Lowlands. La line up è cambiata, ci sono Ed, Roberto e Francesco. ma, con il susseguirsi delle canzoni però ritrovo tanti amici vecchi e nuovi che accompagnano la band in quello che sembra essere un punto di arrivo ma anche una ripartenza. Trovo sempre l’essenza di Lowlands ma laddove c’era un violino, ora c’è una chitarra e al posto di un solo di chitarra c’è una tastiera o un piano. Il ritmo non è indiavolato come i presupposti del primo brano lasciavano intravvedere e Ed è lì, c’è, è ancora lui lo si ritrova piano piano scoprendolo canzone dopo canzone, ascolto dopo ascolto arrivando fino al punto di innamorarsi ancora una volta di un disco di Lowlands! Leggi tutto “LOWLANDS – Beyond”

Nashville & Backbones – Haul in the nets

Da Rimini a Nashville… solo andata!!!

Ho seguito la gestazione di questo disco, canzone dopo canzone ascoltandole live, sentendole cambiare, maturare, crescere, mutare… e averlo ora tra le mani, nel bellissimo e curatissimo digipack, è un po’ come tenere tra le braccia un nipotino a cui ho imparato ad affezionarmi e a voler bene ma che mai avrei pensato di trovarlo già così cresciuto e maturo.
Haul in the nets, diciamolo subito, è un disco di Americana dove le voci di Michele, Marcello e Matteo sono lo strumento principale, una rara miscela sapientemente e perfettamente dosata di crema pasticciera, dolce, calda e soffice che riempie, avvolge e alza il tasso di seratonina e fa sentire a casa.
I due Backbones, Davide e Tommaso (basso e batteria), come un vero e proprio esoscheletro, sostengono alla grande i vuoti ritmici che il trio (due chitarre e un piano) altrimenti avrebbe trovato difficoltoso riempire in questo loro primo disco in studio di pezzi originali.
Per chi non li conoscesse i Nashville Trio hanno passato anni a fare gavetta reinterpretando egregiamente grandi classici della musica (CCR, America, Eagles e tanti altri), da ultimo una rilettura in chiave acustica delle canzoni dei Police! Proprio in occasione dell’uscita di Voices Inside My Head, durante la loro partecipazione alle Backstreets, hanno annunciato l’intenzione di fare basta con le cover per dedicarsi alla realizzazione di un disco di brani originali ….e così è stato, un po’ alla volta, testandoli durante i loro concerti sono arrivati a questo Haul in the net, uno stupefacente risultato arrivato in poco meno di due anni. Leggi tutto “Nashville & Backbones – Haul in the nets”

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Un lungo caldo abbraccio
Non so perchè… sarà uno stato d’animo differente, una sensibilità diversa o solo semplicemente il bisogno inconscio di ascoltare canzoni come quelle contenute nel nuovo disco di The tallest man on earth che mi fanno pronunciare la seguente frase: Bellissimo! Sporco quanto basta, uso essenziale degli strumenti, la voce con tante sfumature in più e melodie straordinarie… questo disco è un piccolo gioiello! Rimango immediatamente abbagliato da To Just Grow Away, è un rifugio, è un abbraccio è un sorriso, è consolatoria è una grande carezza è un toccasana per il corpo e lo spirito. Revelation Blues è un moto dell’anima rilascia seratonina è come una passeggiata sulla spiaggia all’alba ed ha il profumo dei campi che prendono vita in primavera. Leading Me Now solo con la chitarra ed un semplice giro armonico è capace di creare tutto un microcosmo di emozioni e di immagini che scorrono veloci come tanti dolci ricordi custoditi dentro la nostra mente che prendono vita ed accelerano il battito cardiaco. 1904 è una intera gamma cromatica di colori, un pennello che si muove deciso lasciando dietro di sè scie di toni accesi e vivaci. Bright Lanterns è proprio come dice… come di notte le luci sulle barche dei pescatori si muovono seguendo il moto ondoso, così la voce si muove seguendo le onde della chitarra e della lap-steel. There’s No Leaving Now è straordinaria, solo piano, solo tasti bianchi e neri e la fantastica voce di Kristian Matsson possono lasciarmi col fiato sospeso per 4 minuti e mezzo, tanto è la durata di questa che, chiamarla canzone mi pare piuttosto riduttivo! Wind and Walls odora di erba appena tagliata e bagna di rugiada me ed ogni cosa che mi circonda, rinfrancandomi e dandomi una provvidenziale scossa per affrontare un nuovo giorno che inizia. Little Brother sviluppata su una base di fingerpicking, mi sembra come già sentita… ma sono le sfumature i pieni e i vuoti, il modo di cantare, i picchi e i piano che mi fanno pensare che… sì questa è una canzone unica come lo sono tutte le altre canzoni del disco, come lo può essere la persona che ognuno di noi ama. Criminals ha qualcosa di wild west, di blues del delta e nello stesso tempo Kristian sembra trasformarsi in un cantastorie… me ne racconta un’altra delle sue, un’altra storia che ascolterei cento e cento volte. On Every Page è di quelle che riesce a provocarmi emozione, gli occhi incominciano a sudare perchè questa volta ad emergere sono i ricordi tristi, i rimpianti e tutto ciò che ho intorno incomincia a virare sul seppia ed a sbiadirsi. La mia copia del disco si conclude con Cycles (Bonus Track) sulla quale approfitto per dire che Kristian Matsson è capace di fare una cosa straordinaria… quella di emozionarmi, di fare in modo che le sue canzoni mi provochino un subbuglio interiore di pensieri, di sensazioni, di immagini, di ricordi, di riferimenti a fatti cose e persone della mia vita che nessun altro riesce ad evocare. Si lo so! la canzone parla di altro… ma quello che mi provoca è differente, ed è diverso ogni volta, trovo quindi che questo sia un disco magico, il più bello secondo me, il più sporco, il più sentito… non so cosa c’è ma è come se in questo There’s No Leaving Now il piccolo svedese abbia abbattuto tutte le barriere permettendo così uno scambio sinergico di emozioni da autore ad ascoltatore e viceversa. Gran bel disco davvero… e da qui la mia massima si conferma vera… Non siamo noi che scegliamo i dischi da ascoltare, sono loro che vengono a noi quando ne abbiamo bisogno! (Lele Guerra) …questo mi è proprio venuto a cercare ed abbracciare stretto stretto e io me ne sto qui accoccolato tra le sue canzoni.

Roberto Diana – Raighes Vol. 1

L’alfa e l’omega della vita

Come è possibile non innamorarsi di così tanta bellezza? ditemelo voi!!! Quanta poesia e ricchezza possono contenere quelle sei corde di chitarra??!?! Quante immagini possono evocare? Orizzonti sconfinati nei quali spaziare e trovare tutta la bellezza di queste 8 composizioni. Roberto Diana è un artista tutto tondo, con le sue chitarre dipinge, scolpisce, scrive, rende tangibile la musica, rende reali i sogni e materializza l’inimmaginabile. Il cuore si riempie di emozioni e accelera il suo battito, l’anima si distacca dal corpo e si lancia in volo abbandonandosi al fluire incessante di note, di sfumature di battute. Mi chiedo quante siano le mani che accarezzano quelle corde, mi immagino Roberto come una dea Kalì della chitarra perchè i suoni arrivano a colpirmi  da tutte le parti e rimango sorpreso e sbalordito ad ogni passaggio, ad ogni accordo ad ogni nota. Leggi tutto “Roberto Diana – Raighes Vol. 1”

Ron La Salle – When Hellbounds Meet Angels

Smile… Ron is back!!!

Risentire la voce di Ron dopo 10 anni di assenza è sempre una emozione! When Hellbounds Meet Angels è un bel disco nel quale la voce graffia come un tempo e le 10 canzoni che lo compongono vanno dirette a trovare le radici della musica Americana. Il Blues incontra il Country e in alcuni brani il Jazz vi passa attraverso e le canzoni sgorgano semplici ed immediate lasciando veramente poco tempo per pensare. Sin della title-track, Ron racconta della sua vita, di come sia cambiata ritrovandosi inaspettatamente single intorno ai 40 anni e il discorso ritorna in Just to Remind You e I Couldn’t Stay. Doing Alright è lo specchio della vena musicale e forse della filosofia di vita di Ron, vivi la tua giornata e fallo intensamente lascia la tristezza e le delusioni alle spalle e trova in te e nelle cose che ti stanno intorno la gioia di vivere. The Devils Sneaks In sembra uscita da un disco di Tom Waits e mi pare di vederlo, il nostro,  al bancone del bar, con un bicchiere in mano che ride con quella sua risata contagiosa e si confessa al barista di turno! Touch of the Blues è splendida, un blues d’altri tempi realizzata insieme all’amico Delbert McClinton e col flicorno di Jim Williamson che riesce a creare un’atmosfera magica. Move along è una canzone senza tempo che la voce di Ron porta direttamente al cuore di chiunque la voglia ascoltare abbandonandosi alla sua melodia! Would It Be Me? è un uptempo sul quale è veramente difficile riuscire a restare immobili perché porta irresistibilmente anche i più tinchi a battere almeno il piedino!!! Troviamo la vena più storyteller in The Haunted Kind, una ballata che potrebbe continuare a girare in loop e non ci accorgeremmo che è finita per quanta serenità e pace riesca a rilasciare dalle sue note e per quanto potere obnubilatorio porti con sè. Il disco chiude con una classica That’s What I Like (About Loving You) contagiosa così come la simpatia e la grande capacità di scrivere canzoni che hanno il grande dono di poter essere amate fin dal primo ascolto. Questo è il grande potere di Ron, quello di essere così spontaneo nella vita come nella scrittura delle canzoni e nella semplicità dei testi, una dote rara che, in queste 10 canzoni, si dimostra con tutta la sua forza. When Hellbounds Meet Angels è un disco intenso che rilascia delle good vibrations per chiunque sia all’ascolto anche per la prima volta di un disco di Ron La Salle che riesce sempre a farmi emozionare e darmi sempre più la certezza che scrivere belle canzoni non è così facile ma lui ci riesce sempre con quel suo spirito libero, guascone e comunque mai scontato. Non è “uno dei tanti dischi” è un disco di Ron, scritto con il cuore, con il sangue e col sorriso, un disco che giova sicuramente all’anima di tutti noi.