Sabato 23 Settembre 2017

PLAYLIST
Jenny of the Roses – Hiss Golden Messenger
Midnight Train – David Rawlings
Sleepin’ With the Reaper – The Grascals
The River – Good Old War
Not Everything’s About You – Old Dominion
Living in Disgrace – John Smith
Waiting for the Right Time – Danny & The Champions of the World
Heaven South – Brad Paisley

Nashville & Backbones – Cross the River

Alea iacta est

La mia paura più grande fin da piccolo è stata quella di chiedermi che cosa accadrebbe se i miliardi di milioni di combinazioni che si possono ottenere mescolando le 7 note, un brutto giorno potessero finire… poi arrivano dischi come Cross the River e il mio cuore continua a battere felice perchè capisco che la musica non finirà mai di circondarmi, di abbracciarmi, di stupirmi, di darmi gioia e di inondarmi di voglia di ascoltarla e cantarla.
L’acqua del fiume che i N&B mi invitano ad attraversare mi travolge di suoni, di colori e di voci tra le più incredibili che mi sia capitato di ascoltare.  É veramente difficile, direi  quasi impossibile, riuscire a focalizzre le senzazioni e le emozioni perchè immediatamente, dopo ogni brano, si apre un mondo nuovo, a parte, che mi porta a visitare luoghi fisici e musicali apparentemente distanti l’uno dall’altro ma nello stesso tempo  così vicini e coesi da creare un sistema solare a sé stante. Tecnicamente e musicalmente i N&B cono incredibili, riescono a far apparire semplici cose di una difficoltà estrema, continui cambi di tonalità, scelte armoniche ardite e sopraffine, armonie vocali che volteggiano su scale cromatiche apparentemente impossibili, una sorpresa dopo l’altra, il tutto prodotto a livelli di grandi studi di registrazione dal maestro Cristian Bonato. Un disco da ascoltare, riascoltare e ri-riascoltare tante sono le sorprese che riserva e che sancisce definitivamente ed universalmente il “sound” della Band che ora è unico e riconoscibile. Leggi tutto “Nashville & Backbones – Cross the River”

The Tallest Man On Earth – Dark Bird Is Home

Busted!

Come questo piccolo uomo riesca a provocarmi emozoni musicali inenarrabili resta un mistero inesplicabile, sta di fatto che dopo appena due accordi e 4 parole sento l’intestino stringersi, aggrovigliarsi e lo sento gridare di voler uscire. Non serve nemmeno chiudere gli occhi perchè la voce e la musica di Kristian mi proiettano in qualunque momento, in qualunque situazione in un universo a parte dove le emozioni più recondite, le lacrime mai piante, le ferite mai rimarginate, la storia della mia vita scritta e ancora da scrivere mi vengono strappate dall’anima da una mano invisibile che le porta fuori e me le sbatte in faccia. Non credo sia mai esistito o esista nessun altro che sia mai riuscito a fare quello che riesce a fare Kristian con la sua musica, ad ogni brano è come se tutto quello che porto dentro venga spinto fuori come l’aria quando si ha un macigno sui polmoni; é una attesa mai espressa, un desiderio di qualche cosa, un tendere al realizzarsi di un sogno… quello che mi fa letteralmente impazzire è che non è razionale, è la pancia che governa le emozioni più vere e la pancia… la sento scoppiare. La mia percezione della musica è del tutto emozionale, non mi importa chi, con chi e di che musica si tratti… la musica mi arriva e quando lo fa mi investe come uno tsunami e spazza via le mie deboli difese in un attimo, mi lascia nudo, senza difese al cospetto con la parte più vera, più nascosta più misteriosa di me stesso, quella parte che tento di negare, di nascondere, di cancellare sovrapponendovi pensieri, azioni e ragionamenti che davanti a questo Dark bird is home non mi lasciano alcuno scampo e provo un sadico compiacimento nel rigirarmi in questo stato di dolorosa presa di coscienza di quello che realmente sono, di quali siano i miei desideri e di quello che potrei e dovrei essere… così continuo ad ascoltarlo… a nastro, senza avere una canzone o un riff preferiti ma abbandonandomi totalmente alle maree di emozioni che il disco mi elargisce copiosamente ogni secondo che passa.
Emozioni, emozioni ed ancora emozioni come in un pozzo senza fondo che anelo percorrere per sempre.

 

Miami & The Groovers – The Ghost King

In missione per conto di Dio

Un pezzo importante della mia “storia musicale” degli ultimi 10 anni passa sicuramente da Miami & the Groovers, li ho visti scalpitare, fremere, mutare, cambiare, gridare, soffrire, lottare, emozionare, crescere, cercare… tutto questo dopo ogni disco, dopo ogni concerto… non li ho mai visti perdere la forza, la carica, la speranza e la fede nel r’n’r.  Quella stessa fede che riunisce tutti noi sotto un unico grande credo… la musica.
Racchiudere il rock in un disco non è facile, il rock è sudore, lacrime e sangue, è l’attesa del concerto, è trovarsi spalla a spalla con degli sconosciuti che per due ore diventano compagni di cammino, è urlare, cantare è chiedere sempre di più e ancora e ancora a chiunque in quel momento sul palco incarna il seme del rock. Leggi tutto “Miami & The Groovers – The Ghost King”

Take me now, Patti, here as I am

Lo confesso, era il mio primo concerto di Patti Smith e quello che ho provato quando è salita sul palco è stato un insieme  di sensazioni contrastanti… fragile ma nello stesso tempo dura come l’acciaio, nonna ma anche di una freschezza, forza ed energia da fare invidia ad una ventenne, una grande umanità, semplicità ed empatia ma anche circondata da un carisma che la fa sembrare ultraterrena. Lei è Patti Smith e riesce a riunire 3 o forse 4 generazioni ad ogni suo concerto, ognuna delle quali vive il momento in maniera differente ma non fa niente perchè il suo magnetismo alla fine porta tutti li dove c’è lei, alla sua presenza, alle sue parole e alla sua musica. Il tour acustico mi ha permesso di entrare in intimità con lei, di penetrare nel profondo dei testi, delle storie, dei racconti e di cogliere l’essenza di cosa rappresenti questa donna straordinaria. Si muove, parla al cuore, saluta, è felice di essere su quel palco per la milionesima volta anche se sembra la prima per quanta freschezza ed entusiasmo riesca a trasmettere. Patti brilla di luce propria e all’intro di piano di Pissing in a river la commozione ed il contatto con la sua anima è totale, avrei voluto dirti  grazie Patti per avermi accompagnato con la tua musica per tutti questi anni e grazie per esserci perche senza di te sarebbe mancato qualche cosa di importante nella musica e dentro di me.

Ben Howard – I Forget Where We Were

Dilaniato…

Ci sono dischi che fanno troppo male ad essere ascoltati, dischi dei quali fa troppo male parlare, dischi coi quali è difficile pensare… sono quei dischi che ti tolgono il fiato, ti sollevano la pelle, ti aprono la carne e ti mettono a nudo l’anima, sono quei dischi che non dovrei comprare, quei dischi che una volta in più mi fanno capire come la musica possa essere devastante. Dopo l’ascolto del disco di Ben Howard mi sento come ridotto alla julienne eppure non riesco a rinunciare alla musica perchè è come una droga senza di lei starei di merda e con lei, come in questo caso, sto di merda. Sono 10 leggere, impercettibili passate di un bisturi affilatissimo le canzoni contenute in questo I Forget Where We Were, mi accorgo di loro solo quando il mio corpo incomincia a sanguinare e vedo colare il caldo, viscoso liquido rosso, lo sento allargarsi sotto di me e lo guardo uscire copioso, lo guardo e non posso farci niente, lo osservo fuoriuscire e mi sento debole, impotente, sento la testa vuota, il corpo, o quello che ne resta, è abbandonato, poveri resti di carne umana che diventeranno presto un pasto per le mosche. La mia anima fluttua sopra di esso, la vedo sul soffitto che sta abbandonando le sfumature di colore per diventare sempre più nero, l’ultimo sogno cerca di insinuarsi dentro la mia debole mente, un sogno che diventa immediatamente uno sfocato ricordo e viene anch’esso inghiottito dall’oscurità. Non ho più forza per reagire è il momento di lasciarmi andare e mi abbandono definitivamente alle acque che trasporteranno quel che resta di me lontano da quel sogno, lontano dalla mia anima, lontano da tutto.

Cheap Wine – Beggar Town

Finché c’è musica c’è speranza…


Qualcosa di buono dobbiamo pure avere fatto in Italia per meritarci i Cheap Wine. In un paese dove la parola “meritocrazia” riempie solo le bocche di chi vuole suggestionare i più deboli di mente che vada tutto bene e che il “sogno Italiano” è ancora possibile, io sto con le parole, la musica e la coerenza di una band che col passare del tempo continua a stupirmi, a sorprendermi ed emozionarmi. In un momento in cui non è facile vendere dischi e sarebbe stato molto più fruttuoso cavalcare melodie “ruffiane”, i Cheap Wine alzano le vele verso un oceano sonoro che fino a questo momento avevo potuto assaporare solo durante i loro concerti, un mare di sensazioni e di visioni che mi ha lasciato spiazzato e mi ha fatto innamore fin dal primo ascolto di questo disco. La cosa strana è che ho letto i testi http://www.cheapwine.net/pdf/beggar_town_testi.pdf solo dopo aver ascoltato il disco per più volte e mi sono stupito come le parole che la musica mi aveva suscitato, fossero quelle che Marco ha utilizzato per i testi, mai e ripeto mai, la corrispondenza tra le “mie visioni” ed i testi è stata così affine, alla luce di questo, il mio cuore mi suggerisce che  Beggar Town è il capolavoro di Cheap Wine, un disco perfetto, un equilibrio straordinario, un Rum invecchiato 18 anni che a berlo ora si riesce a cogliere tutti i suoni, i sapori e i profumi dei precedenti 9 dischi. Leggi tutto “Cheap Wine – Beggar Town”