Musikanto – Sky Of Dresses

Autumn breeze
La chimica che porta ad innamorarsi di un disco credo sia la stessa che porta ad innamorarsi di una donna… certo è che se mi innamorassi di donne con la stessa frequenza con la quale mi innamoro dei dischi mia moglie non ne sarebbe per niente felice, fortunatamente le “cotte” sono solamente musicali ed in questo ultimo periodo ne ho avute veramente tante! L’ultima in ordine cronologico è per Musikanto! mi rendo conto che ultimamente vengo attirato dalle cose semplici, complice forse l’età e l’avvicinarsi dell’autunno… si perché questa musica è di quella che mi suscita voglia di casa, ora che le giornate si accorciano e l’aria diventa umida non trovo niente di più bello che rifugiarmi sul “carpet” avvolto in un morbido pile a riscaldarsi con la musica! Leggi tutto “Musikanto – Sky Of Dresses”

Stay hungry, stay foolish!!

Volevo scrivere qualcosa… ma non ci sono riuscito… perchè il solo guardare il monitor del mio iMac mi ricorda lui, mandare un messaggio dal mio iPhone mi ricorda lui, ascoltare musica dal mio iPod mi ricorda ancora lui e fare la mia trasmissione con il mio MacBook mi ricorda sempre ed ancora lui. Steve Jobs l’ho sempre visto come un fratello più grande che ha saputo dare forma ai miei sogni e ai miei desideri, ora mi mancherà terribilmente, mi sento scemo, ma faccio fatica a smettere di piangere… grazie Steve!

The Horrible Crows – Elsie

Mea culpa…
Allora… potrei dire “capolavoro”, “il nuovo Springsteen è tra noi”, unirmi ai cori unanimi che inneggiano questo Elsie ma non ce la faccio proprio così, per la terza volta lo rimetto daccapo… per riascoltarlo, per convincermi che sbaglio. Tutti ne dicono un gran bene… mi ripeto che ci deve essere qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non riesco a cogliere, mi resetto e mi predispongo per il quarto ascolto, libero da preconcetti, lasciando che la musica venga a me e mi innondi, senza ostacoli e barriere… salto Last rites e riparto da Sugar. Song ruffiana ma già sentita, la facevano gli U2 neglii anni ’80, suadente ma scontata. La nostalgica Behold The Hurricane rievoca coretti che da qualche anno si odono ai concerti di Springsteen, un richiamo per allodole, riff, bridge e chorus sono quelli scontatamente giusti… Bu-bu-settete o meglio… si potrebbe dire Bob-Bob-Marley!!!  Leggi tutto “The Horrible Crows – Elsie”

Wilco – Whole love

Surprise, surprise!!!
Gli Uncle Tupelo mi hanno cambiato la vita! Nel senso che hanno saputo inventare una miscela di suoni incredibile. Dal momento loro scioglimento in poi, ho seguito con la stessa dedizione le carriere separate di Jeff Tweedy e Jay farrar rimanendo però più legato al suono di quest’ultimo e se dovessi scegliere tra un concerto in contemporanea di Wilco e Son Volt, sceglierei Son Volt tutta la vita… Sono un conservatore? non saprei, forse si… ma ad ogni uscita discografica dell’uno e dell’altro mi domando come sarebbe intrigante se le loro sensibilità musicali potessero ancora una volta fondersi per ricreare quel sound unico ed irripetibile targato Uncle Tupelo che vanta il record di tentativi di imitazione!!! Se un fiume ad un certo punto venisse separato in due torrenti, perderebbe forza, impetuosità e vigore e anche se troverebbe una strada nuova per arrivare al mare non sarebbe più lo stesso. Il fiume Jeff Tweddy si è dato molto da fare, ha scavato sotto terra, ha deviato percorso più volte, ha saltato crepacci mostrando ogni volta lati diversi del suo genio compositivo, stravolgendo la line-up iniziale della band; Jay Farrar è rimasto a scorrere in pianura in un letto tranquillo ma in acque costantemente limacciose! Mi intriga l’introspezione di Farrar quanto i mutamenti umorali e compositivi di Tweedy che con Wilco ha dato sfogo alla sua infinita creatività! Detto ciò? Dopo 215 parole affermo con convinzione che questo è il più bel disco di Wilco! Whole Love  è la loro quintessenza, il pop immediato di Wilco (The Album) affiora marginalmente così come le sperimentazioni di Yankee hotel foxtrot e album attigui, la confusione sonora è solo apparente perchè in queste 12 canzoni sono riusciti finalmente a comprimere quello che sono… tendenzialmente una rock band legata alle più nobili radici americane con l’ossessione di sentirsi una band pop. Sono sopiti i personalismi, scomparsi gli eccessi, hanno badato al sodo, alla musica e di questa ne troviamo a secchiate! C’è ancora tanto pop in Whole Love ma è tratteggiato, negli spazi bianchi c’è spazio per tanto rock, jazz e divertenti giochi sonori, ecco allora che la noia che era solita assalirmi circa a metà dei dischi di Wilco qui non c’è, potrei ascoltarlo per ore senza annoiarmi perchè c’è sempre qualcosa da scoprire, una sfumatura da cogliere, una citazione da interpretare ci sono matrici pop, country, folk, rock, jazz, ci sono i Beatles (Sunloathe sembra uscita da Abbey Road), le armonie dei Beach Boys, la giocosità di Elvis Costello, le atmosfere di Neil Young,  le costruzioni di Randy Newman e l’ombra di Bob Dylan! Insomma Whole Love sembra un disco degli anni ’60… l’ho detto!!! La dimensione di Wilco mi piace, mi completa, mi fa sentire a mio agio continuo a preferire Son Volt ma a questo Whole Love, in questo momento, faccio fatica a rinunciare!

Tom Russell – Mesabi

Impressioni di Settembre
Tom Russell ha 58 anni ma canta come uno di 28… che invidia! Tom Russell ama la musica, questo anch’io, la differenza è che io ne parlo e la passo in radio con passione, lui quella passione riesce a trasmetterla attraverso le sue canzoni. Tom Russel per me è come uno zio d’america, ci sono affezionato anche se a malapena lo conosco avendolo visto quando ero piccolo e me lo ricordo solo attraverso le foto o dagli auguri che manda puntualmente ogni natale. Quando esce un disco di Tom Russell mi sento in obbligo di comprarlo, per rispetto, perchè so che non mi deluderà, perchè so che glielo devo… ho compact-cassette, vinili, cd, MP3, AAC… ma non chiedetemi di ricordare una canzone… di  questo Masabi però, dopo il primo ascolto, conosco ogni nota, ogni parola, ogni respiro, ogni passaggio, ogni strumento… quanti dischi ha fatto Tom Russell? Non lo so! Non mi importa, ne ha fatto uno straordinario, quello che ho inserito nel lettore dell’auto alle 12.30 di oggi e ha continuato a suonare ininterrotto per ore ed ore dalla A14 a casa poi sull’iMac ed ora sull’iPhone (la Apple mi deve riconoscenza!!!) e che continerà a suonare fin quando gli occhi non mi si chiuderanno, e spero decidano di farlo su Love Abdides! Leggi tutto “Tom Russell – Mesabi”

Donald & Jen MacNeill with LOWLANDS – Fathers & Sons

12 colpi diretti al cuore…

Colonsay è un’isola scozzese con una popolazione di 78 abitanti. Ed Abbiati, nei primi anni 90, vi conobbe un pastore di nome Donald “Pedie” MacNeill per il quale ha lavorato durante il periodo della tosatura delle pecore, ma Pedie non era solo un insegnante o un contadino o un pastore, ma uno che alle orecchie di Ed apparì come un eccezionale cantastorie che nel tempo libero scriveva canzoni e teneva concerti per i restanti 77 abitanti dell’isola. A 20 anni di distanza Ed chiede a Pedie di mettere su disco le sue storie e insieme a Roberto Diana produce questa straordinaria testimonianza musicale, supportato egregiamente dai LOWLANDS. Pedie arriva in Italia insieme a sua figlia Jen MacNeill e in una settimana registrano il disco in una piccola casa rosa vicino a Pavia! Leggi tutto “Donald & Jen MacNeill with LOWLANDS – Fathers & Sons”

Blind Pilot: We are the tide

L’odore del pane
I Blind Pilot hanno l’odore del pane appena sfornato quell’odore acre che mi pizzica la gola, che si spande nell’aria la mattina presto quando il cielo viene rischiarato dai primi raggi del sole che sta per nascere, quando le strade sono semi-deserte, quando penso di avere tutta una giornata davanti, da scoprire, da assaporare, da vivere. I Blind Pilot sono buoni, soffici, fragranti e freschi, rilasciano spontaneità e semplicità che mi regala serenità e voglia di fare le cose. Aspettavo la loro uscita da tempo perché ero rimasto folgorato dal primo disco, in We are the tide trovo una lieve conversione dalle atmosfere acustiche a quelle più pop, non ho trovato canzoni che mi abbiano colpito più di altre, complessivamente però il disco mi ha lasciato un buon sapore perché i Blind Pilot non hanno perso la voglia di fare musica girando per gli States in bicicletta e questo si respira a pieni polmoni tra le 10 tracce del disco che soffia su di me le sue melodie morbide e leggere. Così è facile per me perdermi nel lato nascosto della luna grazie ad Half moon galleggiando in assenza di gravità sulle note di Always nascondermi tra le dune del Mare della tranquillità e giocare a nascondino con Keep you right saltellando allegramente sull’andamento di We are the tide e a lunghi balzi imbattermi all’improvviso nella sublime visione della terra attraverso i riflessi di The colored night per poi surfare nello spazio sostenuto da I know fino ad approdare su una sabbiosa spiaggia di una sperduta isola dell’Atlantico con White apple ad ammirare le stelle e rimanere li con Just wine a farmi accarezzare dalle onde e dal vento caldo prima di riprendere il viaggio su di una barca dalla vela bianca trasportata dal delicato soffio di Get it out fino ad arrivare ad ammirare la skyline illuminata di New York da Ellis Island con gli occhi dei primi europei arrivati nella terra delle opportunità e sentirmi straniero, in una terra straniera colmo di gioia, di paura e di speranza.