Daniel Pearson – Mercury State

Smoke for the soul

Non è possibile e non è neppure legale che possano mettere in commercio dischi come questo Mercury State. Come minimo dovrebbero scriverci sopra “Attenzione crea assuefazione“. Fu così che… incominciai ad ascoltarlo un po’ alla volta, come quando da adolescente ho comperato il primo pacchetto di Marlboro da 10, la prima è per provare,  per vedere che effetto fa, per assaggiarne il sapore, per sentire cosa c’è di particolare nell’aspirare fumo, così è stato per Factory Floor, una boccata di fumo che mi ha riempito i polmoni, mi ha tolto il fiato, quel fumo rarefatto di note dentro di me che non volevo più fare uscire, che ho cercato di trattenere fino ad esplodere fino a che non ho assaporato quel gusto amaro ma tanto affascinante che mi ha lasciato la voglia di continuare… Leggi tutto “Daniel Pearson – Mercury State”

Plantman – Whispering Trees

Io, un po’ Dorian Gray…

Non so quale sia esattamente la mia risposta addominale e neuronale ad alcuni tipi di sollecitazioni, mi rendo conto che tanto più mi voglio allontanare con forza da qualcosa con la mente, tanto più la mia pancia esercita una forza pari e contraria per farmi tornare dentro. Forse è una situazione comune a tante persone ma per quel che riguarda il mio caso, le mie ossessioni prendono il sopravvento su tutto ed irrazionalmente ecco che, immancabilmente imbocco il tunnel nel quale rimarrò per certo intrappolato a lungo e più fa male, più è buio e più è pieno di curve più io, incomincio ad abitarvi. Purtroppo o per fortuna, a volte purtroppo… è così per tutto e capita che in un certo periodo della mia vita, un determinato anno in un determinato giorno, arrivi inesorabilmente un disco, acquistato per essermi invaghito della copertina, a farmi crollare emotivamente, che riesce a gettarmi nella più completa e perfetta ascesi emozionale. Wispering Trees è la risposta a tutto, è l’insieme delle aggrovigliate emozioni, è le parole che non riesco a dire, è la sintesi dei miei pensieri, è il mio io riflesso nella sua musica, nelle sue parole… tutto quello che sono e che voglio essere ora è qui, racchiuso all’interno di queste 15 canzoni che sfiorano l’anima, accarezzano il cuore e rassicurano la mente. Leggi tutto “Plantman – Whispering Trees”

Eels – Wonderful, Glorious

Cast Away

Non so perchè ma quando ascolto qualcosa partorito dalla mente di Mark Oliver Everett ho come la sensazione di rtrovarmi sempre nei panni di un Robinson Crusoe naufrago su di un’isola deserta con tutte le ansie, le paure, le scoperte e le angoscie che questo comporta. Con ogni loro nuova uscita, gli Eels, mi lasciano perennemente spiazzato, è vero che alcune cose si ripetono come un marchio di fabbrica, ma quell’accordo che non mi aspetto, quei vuoti e quei pieni improvvisi mi fanno sentire come se dietro ogni cespuglio, ogni pianta, ogni duna di quell’isola non sapessi mai cosa aspettarmi. Insomma so che forse troverò cose che nella mia mente logicamente mi aspetterei di trovare ma quella sensazione di inaspettato, di ignoto rimane sempre e così, armato del solo machete, non mi resta altro da fare che innoltrarmi nella boscaglia che a volte lascia tutto al buio ed altre invece regala sprazzi di luce accecanti. Leggi tutto “Eels – Wonderful, Glorious”

Mattew E. White – Big Inner

Anche da adulto faccio oooh

Fin quando continuerò a meravigliarmi come un bambino davanti ad una cosa nuova, possa questa essere il mare, una conchiglia, i fuochi d’artificio o il pongo… vorrà dire che sono ancora vivo. Lo stupore che provo ogni volta che ascolto un disco è una stilla di vita e di gioia che mi fa essere più vivo che mai e un grido di stupore (oooooh), lo emetto veramente ogniqualvolta mi si presentano dischi come questo. I riferimenti musicali presenti in questo Big Inner sono tanti e potrei perdermi cercando di annotarli tutti, quindi non penso a quanti e quali gruppi si ritrovino in queste canzoni, quanto alle reminescenze care ed alle amate sonorità che hanno accompagnato la mia vita. Per utilizzare ancora a paragone l’animo dei bambini, l’esempio che più si avvicina a quello che provo è legato ai peluches. Leggi tutto “Mattew E. White – Big Inner”

Un omaggio ad un grande uomo libero

Avevo 10 anni, in casa mia c’erano 4 dischi: Azzurro di Celentano (classico), La buona novella di De Andrè (che non sono mai riuscito ad apprezzare),  Jannacci Enzo di Jannacci (adorabile), e Far finta di essere sani di Giorgio Gaber.

A quell’età non potevo capire la musica ed i testi di quel disco, ma me ne innamorai perdutamente fino a consumarlo, fino a conoscerne persino i click dovuti dall’usura degli ascolti.

Crescendo quell’amore si è amplificato ed è maturato, ho incominciato a comprenderne i testi e quelle canzoni e quei monologhi mi hanno fatto entrare in sintonia con quell’uomo che diceva delle cose col sorriso sulle labbra, ma cose vere che dicevano dell’uomo, dicevano di me, descrivevano le paure, le emozioni, le senzazioni, le gioie e la rabbia che sono dentro ognuno di noi. Mi ci sono ritrovato, mi sono scoperto, mi sono aperto al mondo e in quelle parole e musica ho trovato insegnamento, confronto, consolazione e una grande affinità.
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Para(disk)noyd!

A volte sono preso dallo sconforto al pensiero di avere di già ascoltato tutto quanto di bello la musica aveva da offrire e questo accade, ogni gennaio, da più di trent’anni. Ho il terrore che non ci sia più niente di bello da ascoltare, che le combinazioni infinite di quelle benedette dodici note (compresi i diesis e i bemolle), non siano poi tanto infinite e che alla fine ci si possa appiattire in un monotono ronzio di sottofondo. Mi chiedo per quanto tempo si potrà continuare a creare musica, se sia questo l’anno in cui tutto finirà, se ci sarà mai più qualcosa che mi potrà emozionare, esaltare, commuovere, darmi piacere… ed ogni anno, come per magia vengo sommerso e ricolmato di suoni, colori, emozioni, sensazioni che mi restituiscono la speranza e la vita.
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Keaton Henson – Dear

Nessuno uscirà vivo da qui

Keaton Henson mi ha strappato l’anima. Disarmante e lacerante. Dear ascolto dopo ascolto, mi svuota completamente, mi prosciuga, mi lascia come una marionetta senza più fili a sorreggerla, mi squarcia lasciandomi agonizzante e nonostante questo non riesco a smettere di ascoltarlo. Come può un disco avere un effetto tale su di me, come può la musica suscitare emozioni tali da condizionare i miei pensieri e le mie azioni, come posso sfuggire a tutto questo? Come una barca alla deriva dopo una tempesta in balia dei venti e delle correnti, come uno degli alberi che oggi vengono scossi dal vento e colpiti dalla pioggia senza potervi opporre resistenza, come un gelo che mi stringe sempre più nella sua morsa, come una forza esterna che comprime tutti i miei principali organi interni… eppure non riesco a farne a meno, non riesco a smettere di ascoltarlo. Ho come l’impressione di provare un piacere sadico nel farmi scorticare a sangue dalle canzoni di Dear, nell’abbandonarmi anima e corpo al suo incedere e nell’annullarmi completamente dentro la sua musica ed alle sue parole. Keaton è un artista, un illustratore, ha fatto solo un unico concerto nella sua vita che non è più riuscito a bissare a causa delle sue crisi di panico, in questo disco non doveva dimostrare niente se non che ha aperto il suo cuore e squarciato il mio. La voce di Keaton mi pervade, mi penetra, mi sussurra e trasmette emozioni indescrivibili, la chitarra, utilizzata per lo più in fingerpicking, insieme ad altri pochi strumenti è una lama che penetra dolcemente nella carne, non ne avverto il dolore se non quando, alla fine dell’ascolto, mi ritrovo ogni volta, irrimediabilmente, con ferite aperte brucianti e pulsanti. Keaton parla di sè in maniera pura, diretta, incontaminata, apre il suo cuore, la sua anima e lascia che le sue emozioni, le sue paure, le sue senzazioni entrino dentro di me come in una trasfusione sanguigna da vena a vena. Questo disco mi fa paura ma ne sono allo stesso tempo attirato, affascinato ed estasiato, pura poesia musicale, di quella che non ascoltavo da tempo, di quella che non lascia scampo di quella che mi può far pronunciare la frase “nessuno uscirà vivo da qui”.