Hot Tuna: Steady As She Goes

Buon Tonno fresco
I used to think, wherever I wandered,
Nothing would ever, ever come to woe;
But that’s all gone now and I don’t worry;
What’s the future for me and my friends;
Well, I just don’t know.

In Ode for billy dean nel 1972, Jorma Kaukonen vergava nero su bianco questa profezia ed oggi, a 41 anni dal primo disco in studio e a 21 dall’ultimo, gli Hot Tuna tornano a regalarcene un’altro!

Quando ho visto Hot Tuna ho pensato: alè ai sém! sarà un nuovo live o una nuova raccolta… vabbè!!! Ma sono curioso come Ulisse (non l’omerico eroe ma il delfino) e con grande “intuito” mi sono accorto subito dalla preview di Angel of darkness che invece si trattava di un disco nuovo. Non posso dire che è un gran disco ma che sia buono… beh!!! questo è indubbio! Jorma Kaukonen (voce e chitarra) e Jack Casady (basso) garantiscono la solidità e la continuità, Barry Mitterhoff (mandolino) e Skoota Warner (batteria) e la produzione di Larry Campbell danno la quadratura del cerchio per un grande ritorno! Questi anziani signori non hanno mai smesso di suonare… e si sente!!! e tra riletture e brani originali quello prodotto è un ottimo risultato, solido roots-blues, bei suoni e grande impatto sonoro e per me, che a volte cado in nostalgiche crisi mistico-musicali, questo Steady As She Goes non rappresenta un ritorno al passato ma un fresco refolo di buona musica che allieterà per un po’ le mie giornate ed arricchirà le mie playlist quotidiane!

Israel Nash Gripka: Barn Doors and Concrete Floors

Un viaggio in Israel
Questi sono i fatti. Ottobre 2009, Israel insieme a Ted Young sorseggiano birra ed ascoltano i vinili che Israel ha portato con sè dopo un tour in Europa, tra una battuta e l’altra nasce l’idea di registrare un nuovo disco attrezzando un granaio a studio di registrazione, prima di aprire l’ultima “BUD” decidono di riporla in un armadio e di berla a progetto terminato. In menchenonsidica acquistano tramite un annuncio sul giornale un granaio a Catskill Mountain (Albany nello stato di New York) e qui insieme a Steve Shelley (Sonic Youth), Joey McClellan (Midlake/The Fieros), Eric Swanson, Aaron McClellan (The Fieros), Brendon Anthony, Jason Crosby, and Rich Hinman in 8 mesi, tra bagni nel fiume e falò, registrano il disco grazie “all’umile opera ingegneristica” di Ted Young (Gaslight Anthem/Kurt Vile). Leggi tutto “Israel Nash Gripka: Barn Doors and Concrete Floors”

Il gatto rock


C’era una volta un gatto che apparteneva a una rock band e a forza di sentire concerti ne fa uno anche lui, si fa una band tutta sua. Dopo però un anziano grida: «Fate schifo! buuuuu». Ma il gatto rock ha un asso nella manica, spacca la chitarra e dentro c’è una spada e il vecchietto scappa a gambe levate e il gatto rock vive felice e contento.

Federico Guerra (my son)

Okkervil river: I am very far

Odi et amo
Ascoltando l’iniziale The valley e la successiva Piratess sono già in paradiso, sound anni ’80 batteria, tastiere, archi, fiati… insomma un tripudio vintage, che visto il mio amore sviscerato per la musica di quegli anni mi cattura e mi fa impazzire!!! Poi colto da dubbi spingo il tasto “HOME” del mio iPhone per controllare di non aver sbagliato disco… no no!!! sono proprio gli Okkervil River, già ne ero attirato ma non era mai scoccata la scintilla della passione, ora ne ho una cotta e li amo perdutamente!!! Insomma è stato come accorgermi che quella mia amica di vecchia data ora che si è tagliata i capelli, ha cambiato modo di vestirsi e di comportarsi mi piace e tanto!!!  Dico subito che per chi tra voi, amiche ed amici delle backstreets che coraggiosamente mi leggete, è legato al suono della band e soprattutto a Down The River of Golden Dreams, loro splendido secondo album, ascoltando questo I am very far storcerete alquanto il naso, il suono è cambiato Will Sheff ha dato una svolta al sound, al suo stile compositivo ed al lavoro in studio. Il disco risulta “altro” rispetto al passato. Rider è epica, una cavalcata rock verso terre inesplorate (in continuo loop in cuffia) e poi la successiva splendida ballad Lay of the last survivor (quanto di più vicino al “vecchio sound”) chiude un pokerissimo di songs che da solo, per me, è valso l’acquisto! L’atmosfera è quanto mai “sinfonica”, molti direbbero barocca, io l’adoro così ricca, a volte rindondante e nello stesso tempo indispensabile per queste canzoni. Un grande dispiego di forze, 14 musicisti, (due batterie, due bassi, due piano e sette chitarre) e di accorgimenti musicali (vedi l’uso della carta di giornale come base percussiva). Un disco di impatto emotivo e sonoro dove ho sbattuto il muso nel muro musicale creato da Will Sheff che sembra dirci che gli Okkervil, quelli che conoscevamo, sono dietro, ora, per segurli, dobbiamo scavalcare questa parete che per chi desiderava i suoni rarefatti, sgangherati dei precedenti dischi è un limite invalicabile, per chi invece è pronto ad alzare il volume dei riproduttori a livelli di decibel oltre la soglia consueta, diventa una vera e propria liberazione.. ed io l’ho fatto ed ora sono liberoooooo. Da tiepido estimatore della band mi ritrovo ad essere completamente rapito, assoggettato, ricattato e grato a Will Sheff per questo piccolo capolavoro! Uno dei dischi più belli dell’anno o forse tra i più deludenti, insomma, un disco da “odi et amo”, se ne dibatterà a lungo ma, personalmente, ascolto dopo ascolto I am very far è diventato il mio compagno inseparabile la grandezza e il coraggio di Will Sheff sono tutti nell’aver saputo seguire il flusso delle note e delle emozioni che devono averlo invaso, quando in testa gli frullavano suoni diversi  per dirlo in una parola… catartico!

Ben Harper: Give till it’s gone

Zero Tituli!!!
La voce è sempre la stessa, l’incedere elegante e la scrittura fluida (troppo fluida), le canzoni sono belle eppure…. è come se mancasse qualcosa… si ma che cosa?… si ecco manca Ben Harper!!! C’è molta buona musica in questo disco, c’è del pop, del rock, un pizzico di Neil Young, qualche Jackson Browne, Ringo Starr Q.B. e una manciata di rock ’70 ma il tutto risulta insipido, insapore come un vino dall’odore esagerato che quando passa in bocca non lascia traccia… dov’è il Ben Harper che conosciamo? quello della steel guitar? quello che ci faceva rimanere in tensione per un intero brano, quello che sapeva regalare emozioni attraverso ballate straordinarie?  dove sono il soul, il funk, il blues? quel groove del tutto personale e particolare che il nostro aveva creato miscelando tanti ingredienti della musica dei padri (neri e bianchi che siano)? non cerco un altro Fight for your mind, ma di rivivere quelle emozioni, si, a Ben Harper mi sento proprio di chiederglielo. Comprerò Give till it’s gone, come ho comperato i 9 precedenti più gli affini, lo ascolterò, lo passerò in radio, inserirò Rock N’ Roll Is Free nella mia playlist estiva da tenere in auto poi probabilmente non ne avrò più ricordo, uscirà dagli aggiunti di recente e creando playlist per le Backstreets passerà sotto i miei occhi senza provocare moti di trascinamento della traccia. Give till it’s gone è un bel disco con tante belle canzoni, ma zero emozioni, vale l’acquisto per la qualità ma non aspettate di trovarci il Ben Harper che conosciamo!!!

Owen Temple: Mountain Home

L’amo, non l’amo…. l’inconsapevole leggerezza nello scrivere…. 
Come la musica colpisca diversamente gli animi delle persone è un mistero inviolabile, le alchimie sono differenti per ognuno dei 7 miliardi di donne e uomini della terra, per questo non metto sotto processo i giornalisti che si occupano di musica perchè le sensibilità di ognuno sono differenti, ma penso che ad essere giudicato debba essere il disco e non le intenzioni o i progressi degli autori. Un artista lontano dalle pressioni delle major, esce con un disco quando lo “sente pronto” perchè attraverso la sua musica vuole comunicare qualcosa. Owen Temple è un onesto e generoso musicista texano, tanto generoso da donare il 100% del ricavato delle vendite di Mountain Home, se acquistato per entro il 19 maggio attraverso il suo website, alla Jeff Davis County Relief Fund and to the State of Texas Agriculture Relief Fund! Mountain home è il suo sesto disco ed è un bel disco! Registrato e prodotto da Gabe Rhodes, si avvale del contributo di Charlie Sexton al basso ed alla baritone guitar, Bukka Allen alle tastiere, Tommy Spurlock alla pedal steel e Rick Richards alla batteria. Le canzoni sono scritte da Temple e in cooperazione con Adam Carroll, Scott Nolan e Gordy Quist (di the Band of Heathens). Atmosfere folk, blues, and bluegrass per 10 brani totali che ci regalano abbondanti 30 minuti di buona musica dove a risaltare non sono alcune song in particolare ma l’omogeneità dei suoni e a trionfare è la buona musica! Fino a 20 anni fa eravamo a conoscenza a malapena del 10% della produzione musicale statunitense, ciò che ci arrivava tra le mani era la “prima scelta” già filtrata e selezionata, ora che possiamo arrivare a conoscere l’80% del prodotto interno lordo della musica made in U.S.A. dobbiamo anche renderci conto che di dischi straordinari ne usciranno 10 l’anno per il restante ognuno giudichi non cercando tra le tracce la hit o il grande pezzo ma la passione e l’amore per la musica che personaggi come il nostro Owen Temple riescono ancora a trasmetterci con dischi come questo Mountain Home!

 

The Trinity sessions!!! I have seen the light!!!

4800 km per realizzare un sogno!!! Tale è la distanza coperta A+R per raggiungere l’Akkurat di Stockholm per assistere al concerto di The band of heathens!!! Lo desideravo da tempo e questa era l’occasione buona! Cena ore 18.30, il locale è bello ma piccolo e il palco è all’ingresso, mi posiziono sotto alle 20.00 dopo 50 minuti di band locale (country-cover style) iniziano i preparativi, c’è ancora il palco da sistemare e i livelli da regolare e i nostri sono li ad un metro da me! Dopo l’intro in svedese partono… è un tuffo al cuore, la mia band preferita è li e suona per me, per noi, per tutti!!! Non ricordo la playlist in ordine perchè non sono li per quello! Colin, Gordy, Ed sono un’unica cosa, da tre songwriters isolati nel 1996 hanno dato origine ad una band nella quale nessuno è il frontman, nessuno il lead guitarist nessun altro che loro 3. Le voci si alternano si intrecciano poi parte un solo e poi un’altro ed un altro ancora, cado in estasi mistica e vedo la trinità del rock incarnata nei tre ragazzi texani e ascendo al paradiso della musica! Suonano come pochi al mondo, si divertono, giocano, inventano e la sezione ritmica composta da Seth Whitney (con tanto Crocs ai piedi) al basso e John Chipman alla batteria sono dei metronomi, due ore passano via in un attimo tra Stay, Cornbread, Jackson Station, Polaroid, Medicime Man…e il resto… poi i bis! Ci provo, chiedo Bumblebee… un piccolo consulto e poi l’apoteosi, non ricordo il secondo bis ma Colin si esibisce in un solo di slide con bicchiere colmo di birra, chinandosi a sorseggiarla…. 2 ore e 15!!! Gordy si ferma, lo saluto, gli faccio i complimenti, gli dico che arrivo dall’Italia solo per ascoltarli e che li aspetto… poi lo incrocio uscendo e li scatta la foto di rito… ho avuto tutto! I’m a luky man!!!