Respect

Una volta c’erano i negozi di dischi, Raistereonotte, Mucchio Selvaggio, Buscadero, Velvet, Rockerilla… in media riuscivo ad ascoltare 3 dischi su 10 di quelli che acquistavo e dei rimanenti, 5 in media erano stati una buona scelta… i restanti due non sempre azzeccati. Bisognava interfacciarsi e trovare le giuste sinergie col recensore di turno o riuscire ad ascoltare qualcosa tra i solchi dei vinili messi a disposizione dai generosi gestori dei negozi! Il dibattito che ne nasceva era solo ed esclusivamente sulla scelta… “se avessi potuto ascoltarlo forse non lo avrei acquistato” (anche se non sempre questa affermazione corrispondeva al vero perchè un disco, che piaccia o no è un disco, un tesoro prezioso, comunque musica, comunque una emozione e lo avrei comunque portato a casa). Ora tutto è cambiato, ora c’è spotify, c’è youtube e prima di acquistare un disco ho tutte le opportunità per ascoltarmelo in lungo e in largo.
Dopo questo mi nascono spontanee due riflessioni.

1. Mi manca assolutamente il gusto della scommessa, della conquista, dello stupore… il tornare a casa con un disco chiuso, effettuare i riti del caso (apertura, annusamenti vari…) ed ascoltarlo per la prima volta, lasciarmi pervadere e lasciare fluire tutte le sensazioni… manca assai!!!
2. Non sopporto i dibattiti in merito, le recensioni tecnico-rimembranti e i giudizi sparati su qualsiasi piattaforma virtuale o cartacea che sia. Se un disco mi piace lo compro e lo ascolto, altrimenti non lo compro e non lo ascolto. Nessuno è più obbligato a comprare un disco a scatola chiusa e incazzarsi perchè si aspettava di più…

La musica che ascoltiamo è bella, non deve rispettare tempi, bpm, suoni o trend radiofonici e discografici. Io penso che un artista “dei nostri” se se ne esce con un disco, lo faccia perchè è convinto di avere qualcosa da dire, quello che in quel momento della sua vita vuole dire a noi tutti. Come tutto nel mondo può incontrare totalmente, o in parte o per niente il mio favore… ma mi sento comunque di rispettare, lui, lei, la band, chiunque abbia buttato anima e corpo in quel disco lo stesso rispetto che sento di avere sia per le band locali sia per qualunque nome di una Major (stronzo o simpatico che sia)… la musica arriva e lascia un segno e rispetto e ringrazio tutti quelli che fanno questo “sporco mestiere” senza i quali sarei completamente smarrito.

Chris Cacavas & Edward Abbiati – Me and the Devil

A reason to believe

Nonostante conosca Ed da tempo, quando sto per ascoltare un suo lavoro  provo la stessa emozione di un “primo appuntamento”.
Dovessi paragonarlo ad un eroe Marvel sarebbe Mystica perchè non so mai quale parte della sua anima mi apparirà davanti premendo il play del lettore. Io ti adoro Edward Abbiati perchè ogni volta lasci un po’ di te dentro ogni canzone. Me and the devil è un colpo di scena dopo l’altro, imprevedibile più di un romanzo di Crichton. Ogni brano è cosparso da lacrime, sudore e sangue, ogni canzone è un colpo d’ascia ben assestato che toglie pregiudizi, aspettative e speranze e scava diritto fino all’anima della musica.
La definizione soul è stata data a un genere musicale, ma in questo caso sento che questa è la musica della mia anima. L’inizio è sconvolgente e mi scaraventa all’interno di un nuovo mondo dell’Abbiati Sound, un po’ come entrare nell’armadio di C.S. Lewis: un mondo conosciuto ma nello stesso tempo ancora tutto da scoprire, pieno di nuovi paesaggi e creature dove ogni certezza viene minata, dove ancora una volta Ed mi chiede di fidarmi… ed io lo faccio, sono completamente nelle tue braccia Ed, puoi portarmi dove vuoi ed io ti seguirò. Leggi tutto “Chris Cacavas & Edward Abbiati – Me and the Devil”

Breathe owl breathe – Passage of pegasus

Senza via d’uscita

Un disco ha la sua anima, il suo carattere una sua personalità. Un disco è come un riflesso dell’anima, risponde a quello di cui ho bisogno in un determinato momento della mia vita e continua a farlo perchè dentro di esso avrà sempre le risposte che cerco, può cambiare il tempo, l’età, l’umore, può cambiare qualunque cosa ma un disco per me resterà sempre uno specchio della mia anima. Un disco è fedele, è sincero e non mi nasconde mai nulla. Uno stesso disco può darmi in momenti diversi sensazioni diverse dalla pace alla disperazione, dalla gioia al dolore, da una stretta allo stomaco ad una risata a crepapelle. Un disco paca od ingigantisce i miei stati d’animo, un disco mi fa pensare, mi fa sognare mi porta ad uno stato di consapevolezza di me stesso, della mia condizione che nulla al mondo potrebbe riuscire a fare. A volte mi capita, e questo è uno di quei giorni, di imbattermi in cose come l’ultimo di Breathe owl breathe… che risulta essere devastante… e allora tutto cambia, tutto assume una luce diversa e capisco che quello che pensavo, che credevo e che speravo, oggi non è più valido. Passage of pegasus, questo è il titolo, mi ha resettato, mi ha tolto il fiato è un inizio, è una fine ma non è una risposta, resta sospeso, indecifrabile scolpito sulla mia pelle come una cicatrice che non riesce a rimarginarsi completamente che ascolto dopo ascolto si apre e poi si chiude ed ogni volta mi lascia con le bende in mano a chiedermi perchè continui ancora ad ascoltarlo, perchè nonostante tutto, continui ancora a farmi inondare da lui e quante pareti dovrò continuare a spezzare per arrivare alla sua verità senza continuare a ferirmi senza che un giorno mi invada e l’altro mi getti nella polvere? Un disco che non mi lascia il tempo di sognare perchè subito mi chiude ogni strada che pensavo avesse aperto. Mi è impossibile rinunciare quindi non mi resta altro da fare che continuare a perdere e a perdermi dentro di lui.

Houndstooth – Ride Out The Dark

Io + Houndstooth = Anime gemelle

Ci sono dischi e dischi, quelli che mi piacciono e quelli che non sfango, quelli che ascolto una volta e poi basta e quelli che mi provocano un ascolto compulsivo, quelli che tengo da anni sull’ipod e quelli che non ci stanno ma che vorrei tenere sull’ipod, ci sono dischi stagionali e quelli umorali, si sono i dischi da macchina e quelli da cuffie infine ci sono i dischi che mi si impiantano dentro e sono quelli che preferisco. Il loro funzionamento è simile a quello di un pacemaker, regolano l’afflusso del sangue e fanno battere il cuore assecondando l’intensità delle canzoni, sono quelli che entrano direttamente dalla pancia e soprattutto sono quasi sempre quelli che meno mi aspetterei che lo facessero… bene,  Ride Out The Dark è uno di quelli. Nella mia vita mi è capitato raramente di conoscere una persona e sentire come se la conoscessi da sempre (le volte si contano sulle dita di una mano), con i dischi mi è capitato un po’ più spesso… questo è uno di quei casi. Cosa hanno in più Houndstooth? francamente non lo so e altrettanto francamente non mi interessa indagare, so solo che provocano dentro di me un moto di familiarietà, una corrispondenza di un legame inconscio a qualcosa che sapevo esistere da qualche parte e che ora o trovato, insomma una risposta ad una richiesta subliminale. Entrando nel merito, ci sono due brani che sopra tutti gli altri mi fanno aumentare le pulsazioni: Baltimore e You Won’t See Me, le restanti 8 mi fanno cadere in uno stato tra il catatonico e l’ipnotico, non hanno nulla di straordinario ma nello stesso tempo non riesco a staccarmi da loro, sono come 8 cerotti applicati su altrettante ferite che restano lì a coprirle a prescindere dal fatto che si siano abbondantemente rimarginate. Leggi tutto “Houndstooth – Ride Out The Dark”

Miami & the Groovers – No Way Back (CD+DVD)

Una magia formato tascabile…

Il silenzio assordante che è calato sull’uscita di No way back è qualcosa di misterioso, incomprensibile ed enigmatico… Quante band indipendenti in italia sono in grado di pensare, realizzare e produrre un CD e DVD Live, di curarne il packaging fin nei minimi particolari e di venderlo a 18€? Amiche ed amici delle Backstreets… io dico che un avvenimento così andrebbe pubblicizzato e consacrato come una ricorrenza straordinaria, ma citando Laozi: fa sempre più rumore un albero che cade di uno che cresce e le grandi cose prodotte dalle band italiane che si spaccano la schiena, che gettano l’anima e che macinano km e km in giro per il paese sono “meno interessanti” di un qualsiasi cofanetto commemorativo con due bonus tracks di un cazzone americano qualunque. Leggi tutto “Miami & the Groovers – No Way Back (CD+DVD)”

Mojo Filters – The Readhill Songs

Rock on the tracks

Uniti sotto un’unica stella, quella del r’n’r! La parola globalizzazione che fino a qualche anno fa riempiva la bocca di tanti e di troppi ora sembra essere diventata una parola Tabù. Per fortuna il nostro mondo è fatto di note e in questo universo fatato quando la musica è buona ed è rock suonato come dio comanda non si fanno distinzioni di sesso, di razza, di lingua e di nazionalità. I Mojo Filters sono italiani e la cantano e la suonano che è una meraviglia. Chitarre affilate come lame di rasoi, assoli che penetrano nella carne come coltelli e voce che incide come un bisturi… non è una sala operatorie è semplicemente The Readhill Songs. Leggi tutto “Mojo Filters – The Readhill Songs”

Hernandez & Sanpedro – Happy Island

Adriatic Coast Sound

La scena rock e cantautorale che una volta era di casa sulla via Emilia, in questi ultimi anni si è trasferita definitivamente tra la Romagna e l’Adriatic Coast. Ultimi arrivati ad aggiungersi al nutrito gruppo sono Hernandez e Sanpedro. Il loro Happy Island è un’opera prima fatta di pezzi originali, ricca di riferimenti e di belle canzoni, ben arrangiate e suonate. Come ogni esordio risente delle influenze che i nostri si portano dietro nel loro bagaglio costruito da tanti concerti live dove hanno reinterpretato cose di Neil Young, Pearl Jam, Bruce Springsteen, Jayhawks, Rem… Folk rock nella sua espressione più pura dove si intravedono echi di West Coast (The Hardest Part), sferzate di energia (Turn On The Light), tra Western e R.E.M (Don’t Give Up On Your Dreams), un disco di Americana allo stato brado.
Ci sono poi le ballate che ben si alternano e si amalgamano alla perfezione nella playlist costituita di 10 brani, evocative e mai scontate che elargiscono una buona dose di pathos.
Il disco si ascolta che è una bellezza e porta una ventata di aria fresca che, anche se già respirata tante volte, non odora di stantio perchè trasmette la tutta voglia e tutta la gioia di fare musica di Luca “Hernandez” Damassa (voce solista e chitarra acustica e Mauro “Sampedro” Giorgi (chitarra solista e cori).
Happy Island è proprio un’isola felice per chi come me ha una certa età ed è cresciuto ascoltando questi suoni, ma resta un buon biglietto da visita per chi, più giovane, si volesse addentrare nelle storie di una musica che ha costruito una storia. Inserito nel lettore cd dell’auto, il disco si ascolta che è una meraviglia, anche se la “morte sua” è ascoltarlo in cuffia, in riva all’adriatico con il sapore del sale e l’odore del mare, sferzato dal vento che mi immagino possa portare queste note dalla nosta “coast” dove nella seconda metà dell’800 si suonava musica con gli stessi strumenti che dall’altra parte dell’oceano avrebbero poco più tardi dato origine a queste armonie che ritroviamo ora in Happy Island.