Hernandez & Sanpedro – Happy Island

Adriatic Coast Sound

La scena rock e cantautorale che una volta era di casa sulla via Emilia, in questi ultimi anni si è trasferita definitivamente tra la Romagna e l’Adriatic Coast. Ultimi arrivati ad aggiungersi al nutrito gruppo sono Hernandez e Sanpedro. Il loro Happy Island è un’opera prima fatta di pezzi originali, ricca di riferimenti e di belle canzoni, ben arrangiate e suonate. Come ogni esordio risente delle influenze che i nostri si portano dietro nel loro bagaglio costruito da tanti concerti live dove hanno reinterpretato cose di Neil Young, Pearl Jam, Bruce Springsteen, Jayhawks, Rem… Folk rock nella sua espressione più pura dove si intravedono echi di West Coast (The Hardest Part), sferzate di energia (Turn On The Light), tra Western e R.E.M (Don’t Give Up On Your Dreams), un disco di Americana allo stato brado.
Ci sono poi le ballate che ben si alternano e si amalgamano alla perfezione nella playlist costituita di 10 brani, evocative e mai scontate che elargiscono una buona dose di pathos.
Il disco si ascolta che è una bellezza e porta una ventata di aria fresca che, anche se già respirata tante volte, non odora di stantio perchè trasmette la tutta voglia e tutta la gioia di fare musica di Luca “Hernandez” Damassa (voce solista e chitarra acustica e Mauro “Sampedro” Giorgi (chitarra solista e cori).
Happy Island è proprio un’isola felice per chi come me ha una certa età ed è cresciuto ascoltando questi suoni, ma resta un buon biglietto da visita per chi, più giovane, si volesse addentrare nelle storie di una musica che ha costruito una storia. Inserito nel lettore cd dell’auto, il disco si ascolta che è una meraviglia, anche se la “morte sua” è ascoltarlo in cuffia, in riva all’adriatico con il sapore del sale e l’odore del mare, sferzato dal vento che mi immagino possa portare queste note dalla nosta “coast” dove nella seconda metà dell’800 si suonava musica con gli stessi strumenti che dall’altra parte dell’oceano avrebbero poco più tardi dato origine a queste armonie che ritroviamo ora in Happy Island.

Daniel Pearson – Mercury State

Smoke for the soul

Non è possibile e non è neppure legale che possano mettere in commercio dischi come questo Mercury State. Come minimo dovrebbero scriverci sopra “Attenzione crea assuefazione“. Fu così che… incominciai ad ascoltarlo un po’ alla volta, come quando da adolescente ho comperato il primo pacchetto di Marlboro da 10, la prima è per provare,  per vedere che effetto fa, per assaggiarne il sapore, per sentire cosa c’è di particolare nell’aspirare fumo, così è stato per Factory Floor, una boccata di fumo che mi ha riempito i polmoni, mi ha tolto il fiato, quel fumo rarefatto di note dentro di me che non volevo più fare uscire, che ho cercato di trattenere fino ad esplodere fino a che non ho assaporato quel gusto amaro ma tanto affascinante che mi ha lasciato la voglia di continuare… Leggi tutto “Daniel Pearson – Mercury State”

Plantman – Whispering Trees

Io, un po’ Dorian Gray…

Non so quale sia esattamente la mia risposta addominale e neuronale ad alcuni tipi di sollecitazioni, mi rendo conto che tanto più mi voglio allontanare con forza da qualcosa con la mente, tanto più la mia pancia esercita una forza pari e contraria per farmi tornare dentro. Forse è una situazione comune a tante persone ma per quel che riguarda il mio caso, le mie ossessioni prendono il sopravvento su tutto ed irrazionalmente ecco che, immancabilmente imbocco il tunnel nel quale rimarrò per certo intrappolato a lungo e più fa male, più è buio e più è pieno di curve più io, incomincio ad abitarvi. Purtroppo o per fortuna, a volte purtroppo… è così per tutto e capita che in un certo periodo della mia vita, un determinato anno in un determinato giorno, arrivi inesorabilmente un disco, acquistato per essermi invaghito della copertina, a farmi crollare emotivamente, che riesce a gettarmi nella più completa e perfetta ascesi emozionale. Wispering Trees è la risposta a tutto, è l’insieme delle aggrovigliate emozioni, è le parole che non riesco a dire, è la sintesi dei miei pensieri, è il mio io riflesso nella sua musica, nelle sue parole… tutto quello che sono e che voglio essere ora è qui, racchiuso all’interno di queste 15 canzoni che sfiorano l’anima, accarezzano il cuore e rassicurano la mente. Leggi tutto “Plantman – Whispering Trees”

Eels – Wonderful, Glorious

Cast Away

Non so perchè ma quando ascolto qualcosa partorito dalla mente di Mark Oliver Everett ho come la sensazione di rtrovarmi sempre nei panni di un Robinson Crusoe naufrago su di un’isola deserta con tutte le ansie, le paure, le scoperte e le angoscie che questo comporta. Con ogni loro nuova uscita, gli Eels, mi lasciano perennemente spiazzato, è vero che alcune cose si ripetono come un marchio di fabbrica, ma quell’accordo che non mi aspetto, quei vuoti e quei pieni improvvisi mi fanno sentire come se dietro ogni cespuglio, ogni pianta, ogni duna di quell’isola non sapessi mai cosa aspettarmi. Insomma so che forse troverò cose che nella mia mente logicamente mi aspetterei di trovare ma quella sensazione di inaspettato, di ignoto rimane sempre e così, armato del solo machete, non mi resta altro da fare che innoltrarmi nella boscaglia che a volte lascia tutto al buio ed altre invece regala sprazzi di luce accecanti. Leggi tutto “Eels – Wonderful, Glorious”

Mattew E. White – Big Inner

Anche da adulto faccio oooh

Fin quando continuerò a meravigliarmi come un bambino davanti ad una cosa nuova, possa questa essere il mare, una conchiglia, i fuochi d’artificio o il pongo… vorrà dire che sono ancora vivo. Lo stupore che provo ogni volta che ascolto un disco è una stilla di vita e di gioia che mi fa essere più vivo che mai e un grido di stupore (oooooh), lo emetto veramente ogniqualvolta mi si presentano dischi come questo. I riferimenti musicali presenti in questo Big Inner sono tanti e potrei perdermi cercando di annotarli tutti, quindi non penso a quanti e quali gruppi si ritrovino in queste canzoni, quanto alle reminescenze care ed alle amate sonorità che hanno accompagnato la mia vita. Per utilizzare ancora a paragone l’animo dei bambini, l’esempio che più si avvicina a quello che provo è legato ai peluches. Leggi tutto “Mattew E. White – Big Inner”

Un omaggio ad un grande uomo libero

Avevo 10 anni, in casa mia c’erano 4 dischi: Azzurro di Celentano (classico), La buona novella di De Andrè (che non sono mai riuscito ad apprezzare),  Jannacci Enzo di Jannacci (adorabile), e Far finta di essere sani di Giorgio Gaber.

A quell’età non potevo capire la musica ed i testi di quel disco, ma me ne innamorai perdutamente fino a consumarlo, fino a conoscerne persino i click dovuti dall’usura degli ascolti.

Crescendo quell’amore si è amplificato ed è maturato, ho incominciato a comprenderne i testi e quelle canzoni e quei monologhi mi hanno fatto entrare in sintonia con quell’uomo che diceva delle cose col sorriso sulle labbra, ma cose vere che dicevano dell’uomo, dicevano di me, descrivevano le paure, le emozioni, le senzazioni, le gioie e la rabbia che sono dentro ognuno di noi. Mi ci sono ritrovato, mi sono scoperto, mi sono aperto al mondo e in quelle parole e musica ho trovato insegnamento, confronto, consolazione e una grande affinità.
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Para(disk)noyd!

A volte sono preso dallo sconforto al pensiero di avere di già ascoltato tutto quanto di bello la musica aveva da offrire e questo accade, ogni gennaio, da più di trent’anni. Ho il terrore che non ci sia più niente di bello da ascoltare, che le combinazioni infinite di quelle benedette dodici note (compresi i diesis e i bemolle), non siano poi tanto infinite e che alla fine ci si possa appiattire in un monotono ronzio di sottofondo. Mi chiedo per quanto tempo si potrà continuare a creare musica, se sia questo l’anno in cui tutto finirà, se ci sarà mai più qualcosa che mi potrà emozionare, esaltare, commuovere, darmi piacere… ed ogni anno, come per magia vengo sommerso e ricolmato di suoni, colori, emozioni, sensazioni che mi restituiscono la speranza e la vita.
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