The Tallest Man On Earth – Dark Bird Is Home

Busted!

Come questo piccolo uomo riesca a provocarmi emozoni musicali inenarrabili resta un mistero inesplicabile, sta di fatto che dopo appena due accordi e 4 parole sento l’intestino stringersi, aggrovigliarsi e lo sento gridare di voler uscire. Non serve nemmeno chiudere gli occhi perchè la voce e la musica di Kristian mi proiettano in qualunque momento, in qualunque situazione in un universo a parte dove le emozioni più recondite, le lacrime mai piante, le ferite mai rimarginate, la storia della mia vita scritta e ancora da scrivere mi vengono strappate dall’anima da una mano invisibile che le porta fuori e me le sbatte in faccia. Non credo sia mai esistito o esista nessun altro che sia mai riuscito a fare quello che riesce a fare Kristian con la sua musica, ad ogni brano è come se tutto quello che porto dentro venga spinto fuori come l’aria quando si ha un macigno sui polmoni; é una attesa mai espressa, un desiderio di qualche cosa, un tendere al realizzarsi di un sogno… quello che mi fa letteralmente impazzire è che non è razionale, è la pancia che governa le emozioni più vere e la pancia… la sento scoppiare. La mia percezione della musica è del tutto emozionale, non mi importa chi, con chi e di che musica si tratti… la musica mi arriva e quando lo fa mi investe come uno tsunami e spazza via le mie deboli difese in un attimo, mi lascia nudo, senza difese al cospetto con la parte più vera, più nascosta più misteriosa di me stesso, quella parte che tento di negare, di nascondere, di cancellare sovrapponendovi pensieri, azioni e ragionamenti che davanti a questo Dark bird is home non mi lasciano alcuno scampo e provo un sadico compiacimento nel rigirarmi in questo stato di dolorosa presa di coscienza di quello che realmente sono, di quali siano i miei desideri e di quello che potrei e dovrei essere… così continuo ad ascoltarlo… a nastro, senza avere una canzone o un riff preferiti ma abbandonandomi totalmente alle maree di emozioni che il disco mi elargisce copiosamente ogni secondo che passa.
Emozioni, emozioni ed ancora emozioni come in un pozzo senza fondo che anelo percorrere per sempre.

 

Miami & The Groovers – The Ghost King

In missione per conto di Dio

Un pezzo importante della mia “storia musicale” degli ultimi 10 anni passa sicuramente da Miami & the Groovers, li ho visti scalpitare, fremere, mutare, cambiare, gridare, soffrire, lottare, emozionare, crescere, cercare… tutto questo dopo ogni disco, dopo ogni concerto… non li ho mai visti perdere la forza, la carica, la speranza e la fede nel r’n’r.  Quella stessa fede che riunisce tutti noi sotto un unico grande credo… la musica.
Racchiudere il rock in un disco non è facile, il rock è sudore, lacrime e sangue, è l’attesa del concerto, è trovarsi spalla a spalla con degli sconosciuti che per due ore diventano compagni di cammino, è urlare, cantare è chiedere sempre di più e ancora e ancora a chiunque in quel momento sul palco incarna il seme del rock. Leggi tutto “Miami & The Groovers – The Ghost King”

Take me now, Patti, here as I am

Lo confesso, era il mio primo concerto di Patti Smith e quello che ho provato quando è salita sul palco è stato un insieme  di sensazioni contrastanti… fragile ma nello stesso tempo dura come l’acciaio, nonna ma anche di una freschezza, forza ed energia da fare invidia ad una ventenne, una grande umanità, semplicità ed empatia ma anche circondata da un carisma che la fa sembrare ultraterrena. Lei è Patti Smith e riesce a riunire 3 o forse 4 generazioni ad ogni suo concerto, ognuna delle quali vive il momento in maniera differente ma non fa niente perchè il suo magnetismo alla fine porta tutti li dove c’è lei, alla sua presenza, alle sue parole e alla sua musica. Il tour acustico mi ha permesso di entrare in intimità con lei, di penetrare nel profondo dei testi, delle storie, dei racconti e di cogliere l’essenza di cosa rappresenti questa donna straordinaria. Si muove, parla al cuore, saluta, è felice di essere su quel palco per la milionesima volta anche se sembra la prima per quanta freschezza ed entusiasmo riesca a trasmettere. Patti brilla di luce propria e all’intro di piano di Pissing in a river la commozione ed il contatto con la sua anima è totale, avrei voluto dirti  grazie Patti per avermi accompagnato con la tua musica per tutti questi anni e grazie per esserci perche senza di te sarebbe mancato qualche cosa di importante nella musica e dentro di me.

Ben Howard – I Forget Where We Were

Dilaniato…

Ci sono dischi che fanno troppo male ad essere ascoltati, dischi dei quali fa troppo male parlare, dischi coi quali è difficile pensare… sono quei dischi che ti tolgono il fiato, ti sollevano la pelle, ti aprono la carne e ti mettono a nudo l’anima, sono quei dischi che non dovrei comprare, quei dischi che una volta in più mi fanno capire come la musica possa essere devastante. Dopo l’ascolto del disco di Ben Howard mi sento come ridotto alla julienne eppure non riesco a rinunciare alla musica perchè è come una droga senza di lei starei di merda e con lei, come in questo caso, sto di merda. Sono 10 leggere, impercettibili passate di un bisturi affilatissimo le canzoni contenute in questo I Forget Where We Were, mi accorgo di loro solo quando il mio corpo incomincia a sanguinare e vedo colare il caldo, viscoso liquido rosso, lo sento allargarsi sotto di me e lo guardo uscire copioso, lo guardo e non posso farci niente, lo osservo fuoriuscire e mi sento debole, impotente, sento la testa vuota, il corpo, o quello che ne resta, è abbandonato, poveri resti di carne umana che diventeranno presto un pasto per le mosche. La mia anima fluttua sopra di esso, la vedo sul soffitto che sta abbandonando le sfumature di colore per diventare sempre più nero, l’ultimo sogno cerca di insinuarsi dentro la mia debole mente, un sogno che diventa immediatamente uno sfocato ricordo e viene anch’esso inghiottito dall’oscurità. Non ho più forza per reagire è il momento di lasciarmi andare e mi abbandono definitivamente alle acque che trasporteranno quel che resta di me lontano da quel sogno, lontano dalla mia anima, lontano da tutto.

Cheap Wine – Beggar Town

Finché c’è musica c’è speranza…


Qualcosa di buono dobbiamo pure avere fatto in Italia per meritarci i Cheap Wine. In un paese dove la parola “meritocrazia” riempie solo le bocche di chi vuole suggestionare i più deboli di mente che vada tutto bene e che il “sogno Italiano” è ancora possibile, io sto con le parole, la musica e la coerenza di una band che col passare del tempo continua a stupirmi, a sorprendermi ed emozionarmi. In un momento in cui non è facile vendere dischi e sarebbe stato molto più fruttuoso cavalcare melodie “ruffiane”, i Cheap Wine alzano le vele verso un oceano sonoro che fino a questo momento avevo potuto assaporare solo durante i loro concerti, un mare di sensazioni e di visioni che mi ha lasciato spiazzato e mi ha fatto innamore fin dal primo ascolto di questo disco. La cosa strana è che ho letto i testi http://www.cheapwine.net/pdf/beggar_town_testi.pdf solo dopo aver ascoltato il disco per più volte e mi sono stupito come le parole che la musica mi aveva suscitato, fossero quelle che Marco ha utilizzato per i testi, mai e ripeto mai, la corrispondenza tra le “mie visioni” ed i testi è stata così affine, alla luce di questo, il mio cuore mi suggerisce che  Beggar Town è il capolavoro di Cheap Wine, un disco perfetto, un equilibrio straordinario, un Rum invecchiato 18 anni che a berlo ora si riesce a cogliere tutti i suoni, i sapori e i profumi dei precedenti 9 dischi. Leggi tutto “Cheap Wine – Beggar Town”

Respect

Una volta c’erano i negozi di dischi, Raistereonotte, Mucchio Selvaggio, Buscadero, Velvet, Rockerilla… in media riuscivo ad ascoltare 3 dischi su 10 di quelli che acquistavo e dei rimanenti, 5 in media erano stati una buona scelta… i restanti due non sempre azzeccati. Bisognava interfacciarsi e trovare le giuste sinergie col recensore di turno o riuscire ad ascoltare qualcosa tra i solchi dei vinili messi a disposizione dai generosi gestori dei negozi! Il dibattito che ne nasceva era solo ed esclusivamente sulla scelta… “se avessi potuto ascoltarlo forse non lo avrei acquistato” (anche se non sempre questa affermazione corrispondeva al vero perchè un disco, che piaccia o no è un disco, un tesoro prezioso, comunque musica, comunque una emozione e lo avrei comunque portato a casa). Ora tutto è cambiato, ora c’è spotify, c’è youtube e prima di acquistare un disco ho tutte le opportunità per ascoltarmelo in lungo e in largo.
Dopo questo mi nascono spontanee due riflessioni.

1. Mi manca assolutamente il gusto della scommessa, della conquista, dello stupore… il tornare a casa con un disco chiuso, effettuare i riti del caso (apertura, annusamenti vari…) ed ascoltarlo per la prima volta, lasciarmi pervadere e lasciare fluire tutte le sensazioni… manca assai!!!
2. Non sopporto i dibattiti in merito, le recensioni tecnico-rimembranti e i giudizi sparati su qualsiasi piattaforma virtuale o cartacea che sia. Se un disco mi piace lo compro e lo ascolto, altrimenti non lo compro e non lo ascolto. Nessuno è più obbligato a comprare un disco a scatola chiusa e incazzarsi perchè si aspettava di più…

La musica che ascoltiamo è bella, non deve rispettare tempi, bpm, suoni o trend radiofonici e discografici. Io penso che un artista “dei nostri” se se ne esce con un disco, lo faccia perchè è convinto di avere qualcosa da dire, quello che in quel momento della sua vita vuole dire a noi tutti. Come tutto nel mondo può incontrare totalmente, o in parte o per niente il mio favore… ma mi sento comunque di rispettare, lui, lei, la band, chiunque abbia buttato anima e corpo in quel disco lo stesso rispetto che sento di avere sia per le band locali sia per qualunque nome di una Major (stronzo o simpatico che sia)… la musica arriva e lascia un segno e rispetto e ringrazio tutti quelli che fanno questo “sporco mestiere” senza i quali sarei completamente smarrito.

Chris Cacavas & Edward Abbiati – Me and the Devil

A reason to believe

Nonostante conosca Ed da tempo, quando sto per ascoltare un suo lavoro  provo la stessa emozione di un “primo appuntamento”.
Dovessi paragonarlo ad un eroe Marvel sarebbe Mystica perchè non so mai quale parte della sua anima mi apparirà davanti premendo il play del lettore. Io ti adoro Edward Abbiati perchè ogni volta lasci un po’ di te dentro ogni canzone. Me and the devil è un colpo di scena dopo l’altro, imprevedibile più di un romanzo di Crichton. Ogni brano è cosparso da lacrime, sudore e sangue, ogni canzone è un colpo d’ascia ben assestato che toglie pregiudizi, aspettative e speranze e scava diritto fino all’anima della musica.
La definizione soul è stata data a un genere musicale, ma in questo caso sento che questa è la musica della mia anima. L’inizio è sconvolgente e mi scaraventa all’interno di un nuovo mondo dell’Abbiati Sound, un po’ come entrare nell’armadio di C.S. Lewis: un mondo conosciuto ma nello stesso tempo ancora tutto da scoprire, pieno di nuovi paesaggi e creature dove ogni certezza viene minata, dove ancora una volta Ed mi chiede di fidarmi… ed io lo faccio, sono completamente nelle tue braccia Ed, puoi portarmi dove vuoi ed io ti seguirò. Leggi tutto “Chris Cacavas & Edward Abbiati – Me and the Devil”