Plantman – Whispering Trees

Io, un po’ Dorian Gray…

Non so quale sia esattamente la mia risposta addominale e neuronale ad alcuni tipi di sollecitazioni, mi rendo conto che tanto più mi voglio allontanare con forza da qualcosa con la mente, tanto più la mia pancia esercita una forza pari e contraria per farmi tornare dentro. Forse è una situazione comune a tante persone ma per quel che riguarda il mio caso, le mie ossessioni prendono il sopravvento su tutto ed irrazionalmente ecco che, immancabilmente imbocco il tunnel nel quale rimarrò per certo intrappolato a lungo e più fa male, più è buio e più è pieno di curve più io, incomincio ad abitarvi. Purtroppo o per fortuna, a volte purtroppo… è così per tutto e capita che in un certo periodo della mia vita, un determinato anno in un determinato giorno, arrivi inesorabilmente un disco, acquistato per essermi invaghito della copertina, a farmi crollare emotivamente, che riesce a gettarmi nella più completa e perfetta ascesi emozionale. Wispering Trees è la risposta a tutto, è l’insieme delle aggrovigliate emozioni, è le parole che non riesco a dire, è la sintesi dei miei pensieri, è il mio io riflesso nella sua musica, nelle sue parole… tutto quello che sono e che voglio essere ora è qui, racchiuso all’interno di queste 15 canzoni che sfiorano l’anima, accarezzano il cuore e rassicurano la mente. Read more “Plantman – Whispering Trees”

Eels – Wonderful, Glorious

Cast Away

Non so perchè ma quando ascolto qualcosa partorito dalla mente di Mark Oliver Everett ho come la sensazione di rtrovarmi sempre nei panni di un Robinson Crusoe naufrago su di un’isola deserta con tutte le ansie, le paure, le scoperte e le angoscie che questo comporta. Con ogni loro nuova uscita, gli Eels, mi lasciano perennemente spiazzato, è vero che alcune cose si ripetono come un marchio di fabbrica, ma quell’accordo che non mi aspetto, quei vuoti e quei pieni improvvisi mi fanno sentire come se dietro ogni cespuglio, ogni pianta, ogni duna di quell’isola non sapessi mai cosa aspettarmi. Insomma so che forse troverò cose che nella mia mente logicamente mi aspetterei di trovare ma quella sensazione di inaspettato, di ignoto rimane sempre e così, armato del solo machete, non mi resta altro da fare che innoltrarmi nella boscaglia che a volte lascia tutto al buio ed altre invece regala sprazzi di luce accecanti. Read more “Eels – Wonderful, Glorious”

Mattew E. White – Big Inner

Anche da adulto faccio oooh

Fin quando continuerò a meravigliarmi come un bambino davanti ad una cosa nuova, possa questa essere il mare, una conchiglia, i fuochi d’artificio o il pongo… vorrà dire che sono ancora vivo. Lo stupore che provo ogni volta che ascolto un disco è una stilla di vita e di gioia che mi fa essere più vivo che mai e un grido di stupore (oooooh), lo emetto veramente ogniqualvolta mi si presentano dischi come questo. I riferimenti musicali presenti in questo Big Inner sono tanti e potrei perdermi cercando di annotarli tutti, quindi non penso a quanti e quali gruppi si ritrovino in queste canzoni, quanto alle reminescenze care ed alle amate sonorità che hanno accompagnato la mia vita. Per utilizzare ancora a paragone l’animo dei bambini, l’esempio che più si avvicina a quello che provo è legato ai peluches.Read more “Mattew E. White – Big Inner”

Keaton Henson – Dear

Nessuno uscirà vivo da qui

Keaton Henson mi ha strappato l’anima. Disarmante e lacerante. Dear ascolto dopo ascolto, mi svuota completamente, mi prosciuga, mi lascia come una marionetta senza più fili a sorreggerla, mi squarcia lasciandomi agonizzante e nonostante questo non riesco a smettere di ascoltarlo. Come può un disco avere un effetto tale su di me, come può la musica suscitare emozioni tali da condizionare i miei pensieri e le mie azioni, come posso sfuggire a tutto questo? Come una barca alla deriva dopo una tempesta in balia dei venti e delle correnti, come uno degli alberi che oggi vengono scossi dal vento e colpiti dalla pioggia senza potervi opporre resistenza, come un gelo che mi stringe sempre più nella sua morsa, come una forza esterna che comprime tutti i miei principali organi interni… eppure non riesco a farne a meno, non riesco a smettere di ascoltarlo. Ho come l’impressione di provare un piacere sadico nel farmi scorticare a sangue dalle canzoni di Dear, nell’abbandonarmi anima e corpo al suo incedere e nell’annullarmi completamente dentro la sua musica ed alle sue parole. Keaton è un artista, un illustratore, ha fatto solo un unico concerto nella sua vita che non è più riuscito a bissare a causa delle sue crisi di panico, in questo disco non doveva dimostrare niente se non che ha aperto il suo cuore e squarciato il mio. La voce di Keaton mi pervade, mi penetra, mi sussurra e trasmette emozioni indescrivibili, la chitarra, utilizzata per lo più in fingerpicking, insieme ad altri pochi strumenti è una lama che penetra dolcemente nella carne, non ne avverto il dolore se non quando, alla fine dell’ascolto, mi ritrovo ogni volta, irrimediabilmente, con ferite aperte brucianti e pulsanti. Keaton parla di sè in maniera pura, diretta, incontaminata, apre il suo cuore, la sua anima e lascia che le sue emozioni, le sue paure, le sue senzazioni entrino dentro di me come in una trasfusione sanguigna da vena a vena. Questo disco mi fa paura ma ne sono allo stesso tempo attirato, affascinato ed estasiato, pura poesia musicale, di quella che non ascoltavo da tempo, di quella che non lascia scampo di quella che mi può far pronunciare la frase “nessuno uscirà vivo da qui”.

The Wallflowers – Glad all over

Una irresistibile forza gravitazionale

Leggere certe recensioni mi fa ribollire il sangue nelle vene. Ricondurre la musica a somiglianze con questo o quell’artista può starci per un gruppo al suo primo disco ma non certo per chi, come i Wallflowers, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto. Detto ciò, siccome non sono un giornalista, mi domando che cosa ci si aspetti che qualcuno inventi nel campo della musica nel 2012, io mi aspetto solo delle belle canzoni e qui ne ho trovate ben 12. Visto la lunga assenza dalle scene, Jakob e i suoi, credo abbiano sentito l’esigenza di un paio di pezzi che potessero girare nella fascia di alta rotazione nelle radio, brani che comunque, rispetto al flusso mono tono proposto dalle emittenti radiofoniche, si distinguono alla grande dalla massa. Per il resto la voce di Jakob è rimasta una voce che mi emoziona, un marchio di fabbrica di Wallflowers che con Rami Jaffee, Greg Richling, Stuart Mathis e Jack Irons ricompongono per 3/5 la stessa line-up della prima incisione.Read more “The Wallflowers – Glad all over”

Cheap Wine – Based on Lies

Un grande abbraccio

Se esiste un dio del rock… beh allora ha scelto tra i suoi profeti per il 3° millennio i Cheap Wine. A tutti gli atei e non credenti dico: ascoltate Based on lies per credere! Da 4 evangelisti del rock nel frattempo sono diventati 5 ma del resto anche i Tre moschettieri erano in 4 e nessuno si è mai scandalizzato. Non ho più aggettivi per descrivere questa band, li ho utilizzati tutti per i precedenti 8 dischi e quindi non mi resta altro da fare che meravigliarmi per l’ennesima volta davanti ad un loro nuovo disco, per rimanere in tema religioso, mi sento come la statuina del presepe,  con le braccia aperte che viene posizionata solitamente davanti alla capanna. Il quinto “evangelista” suona il piano ed è Alessio Raffaelli; il suo inserimento ha dato una sterzata decisiva al suono della band. Alan e Alessandro rimangono i solidi pilastri che sanno giocare con la ruvidezza delle canzoni più tirate ma sanno tirare fuori anche la morbidezza nelle ballate, la chitarra di Michele (che ribadisco essere per me uno tra i 5 migliori chitarristi del vecchio continente) è forse meno sovra-utilizzata ma credo molto più valorizzata in quanto ora si può spartire il lavoro con il piano e la tastiera di Alessio, Marco ha regalato dei gran bei testi e come sempre ha utilizzato la voce come fosse uno strumento parte della band, non emergendo mai e lasciando che il sound e la voce defluissero insieme come un torrente che porta la sua acqua al mare della musica.Read more “Cheap Wine – Based on Lies”

LOWLANDS – Beyond

Odi et amo!!!

Che BOTTA Angel Visions!!! Mi è difficile essere obiettivo e mi è tanto più difficile accettare Beyond. Voglio bene a Lowlands, adoro la loro musica quindi cercherò di non pensare nè al rapporto di amicizia che mi lega alla band, nè all’affezione per il loro suono, nè a quello che mi sarei aspettato di ascoltare… cioè un disco acustico!!!
La musica per me ė, e resta comunque emozione allo stato puro, quindi resetto pensieri ed emozioni e mi lascio invadere dal muro sonoro di questo nuovo disco di Lowlands. La line up è cambiata, ci sono Ed, Roberto e Francesco. ma, con il susseguirsi delle canzoni però ritrovo tanti amici vecchi e nuovi che accompagnano la band in quello che sembra essere un punto di arrivo ma anche una ripartenza. Trovo sempre l’essenza di Lowlands ma laddove c’era un violino, ora c’è una chitarra e al posto di un solo di chitarra c’è una tastiera o un piano. Il ritmo non è indiavolato come i presupposti del primo brano lasciavano intravvedere e Ed è lì, c’è, è ancora lui lo si ritrova piano piano scoprendolo canzone dopo canzone, ascolto dopo ascolto arrivando fino al punto di innamorarsi ancora una volta di un disco di Lowlands!Read more “LOWLANDS – Beyond”

Nashville & Backbones – Haul in the nets

Da Rimini a Nashville… solo andata!!!

Ho seguito la gestazione di questo disco, canzone dopo canzone ascoltandole live, sentendole cambiare, maturare, crescere, mutare… e averlo ora tra le mani, nel bellissimo e curatissimo digipack, è un po’ come tenere tra le braccia un nipotino a cui ho imparato ad affezionarmi e a voler bene ma che mai avrei pensato di trovarlo già così cresciuto e maturo.
Haul in the nets, diciamolo subito, è un disco di Americana dove le voci di Michele, Marcello e Matteo sono lo strumento principale, una rara miscela sapientemente e perfettamente dosata di crema pasticciera, dolce, calda e soffice che riempie, avvolge e alza il tasso di seratonina e fa sentire a casa.
I due Backbones, Davide e Tommaso (basso e batteria), come un vero e proprio esoscheletro, sostengono alla grande i vuoti ritmici che il trio (due chitarre e un piano) altrimenti avrebbe trovato difficoltoso riempire in questo loro primo disco in studio di pezzi originali.
Per chi non li conoscesse i Nashville Trio hanno passato anni a fare gavetta reinterpretando egregiamente grandi classici della musica (CCR, America, Eagles e tanti altri), da ultimo una rilettura in chiave acustica delle canzoni dei Police! Proprio in occasione dell’uscita di Voices Inside My Head, durante la loro partecipazione alle Backstreets, hanno annunciato l’intenzione di fare basta con le cover per dedicarsi alla realizzazione di un disco di brani originali ….e così è stato, un po’ alla volta, testandoli durante i loro concerti sono arrivati a questo Haul in the net, uno stupefacente risultato arrivato in poco meno di due anni.Read more “Nashville & Backbones – Haul in the nets”

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Un lungo caldo abbraccio
Non so perchè… sarà uno stato d’animo differente, una sensibilità diversa o solo semplicemente il bisogno inconscio di ascoltare canzoni come quelle contenute nel nuovo disco di The tallest man on earth che mi fanno pronunciare la seguente frase: Bellissimo! Sporco quanto basta, uso essenziale degli strumenti, la voce con tante sfumature in più e melodie straordinarie… questo disco è un piccolo gioiello! Rimango immediatamente abbagliato da To Just Grow Away, è un rifugio, è un abbraccio è un sorriso, è consolatoria è una grande carezza è un toccasana per il corpo e lo spirito. Revelation Blues è un moto dell’anima rilascia seratonina è come una passeggiata sulla spiaggia all’alba ed ha il profumo dei campi che prendono vita in primavera. Leading Me Now solo con la chitarra ed un semplice giro armonico è capace di creare tutto un microcosmo di emozioni e di immagini che scorrono veloci come tanti dolci ricordi custoditi dentro la nostra mente che prendono vita ed accelerano il battito cardiaco. 1904 è una intera gamma cromatica di colori, un pennello che si muove deciso lasciando dietro di sè scie di toni accesi e vivaci. Bright Lanterns è proprio come dice… come di notte le luci sulle barche dei pescatori si muovono seguendo il moto ondoso, così la voce si muove seguendo le onde della chitarra e della lap-steel. There’s No Leaving Now è straordinaria, solo piano, solo tasti bianchi e neri e la fantastica voce di Kristian Matsson possono lasciarmi col fiato sospeso per 4 minuti e mezzo, tanto è la durata di questa che, chiamarla canzone mi pare piuttosto riduttivo! Wind and Walls odora di erba appena tagliata e bagna di rugiada me ed ogni cosa che mi circonda, rinfrancandomi e dandomi una provvidenziale scossa per affrontare un nuovo giorno che inizia. Little Brother sviluppata su una base di fingerpicking, mi sembra come già sentita… ma sono le sfumature i pieni e i vuoti, il modo di cantare, i picchi e i piano che mi fanno pensare che… sì questa è una canzone unica come lo sono tutte le altre canzoni del disco, come lo può essere la persona che ognuno di noi ama. Criminals ha qualcosa di wild west, di blues del delta e nello stesso tempo Kristian sembra trasformarsi in un cantastorie… me ne racconta un’altra delle sue, un’altra storia che ascolterei cento e cento volte. On Every Page è di quelle che riesce a provocarmi emozione, gli occhi incominciano a sudare perchè questa volta ad emergere sono i ricordi tristi, i rimpianti e tutto ciò che ho intorno incomincia a virare sul seppia ed a sbiadirsi. La mia copia del disco si conclude con Cycles (Bonus Track) sulla quale approfitto per dire che Kristian Matsson è capace di fare una cosa straordinaria… quella di emozionarmi, di fare in modo che le sue canzoni mi provochino un subbuglio interiore di pensieri, di sensazioni, di immagini, di ricordi, di riferimenti a fatti cose e persone della mia vita che nessun altro riesce ad evocare. Si lo so! la canzone parla di altro… ma quello che mi provoca è differente, ed è diverso ogni volta, trovo quindi che questo sia un disco magico, il più bello secondo me, il più sporco, il più sentito… non so cosa c’è ma è come se in questo There’s No Leaving Now il piccolo svedese abbia abbattuto tutte le barriere permettendo così uno scambio sinergico di emozioni da autore ad ascoltatore e viceversa. Gran bel disco davvero… e da qui la mia massima si conferma vera… Non siamo noi che scegliamo i dischi da ascoltare, sono loro che vengono a noi quando ne abbiamo bisogno! (Lele Guerra) …questo mi è proprio venuto a cercare ed abbracciare stretto stretto e io me ne sto qui accoccolato tra le sue canzoni.

Roberto Diana – Raighes Vol. 1

L’alfa e l’omega della vita

Come è possibile non innamorarsi di così tanta bellezza? ditemelo voi!!! Quanta poesia e ricchezza possono contenere quelle sei corde di chitarra??!?! Quante immagini possono evocare? Orizzonti sconfinati nei quali spaziare e trovare tutta la bellezza di queste 8 composizioni. Roberto Diana è un artista tutto tondo, con le sue chitarre dipinge, scolpisce, scrive, rende tangibile la musica, rende reali i sogni e materializza l’inimmaginabile. Il cuore si riempie di emozioni e accelera il suo battito, l’anima si distacca dal corpo e si lancia in volo abbandonandosi al fluire incessante di note, di sfumature di battute. Mi chiedo quante siano le mani che accarezzano quelle corde, mi immagino Roberto come una dea Kalì della chitarra perchè i suoni arrivano a colpirmi  da tutte le parti e rimango sorpreso e sbalordito ad ogni passaggio, ad ogni accordo ad ogni nota.Read more “Roberto Diana – Raighes Vol. 1”