oggi…come 26 anni fa!!! Springsteen a Milano!

21 giugno 1985, ore 5.00 partenza da Bologna destinazione Milano. Non so cosa mi aspetta, non sono mai stato ad un concerto di Springsteen, questa è la sua prima volta in Italia, questa è la prima volta che lo incontrerò! Internet era lungi da venire, di lui solo poche informazioni, un po’ di foto e qualche bootleg comprato impegnando copie di Alan Ford, Zagor e Capitan Miki! Era davvero quello che si diceva? uno spettacolo continuato di 4 ore? Una esplosione di suoni, energia ed emozioni?… Ore 9.00, giornata caldissima, la prima dell’estate, cancelli chiusi ma già assiepati di ragazzi che hanno passato la notte nei sacco a pelo attendendo l’apertura prevista per le 15.00! Non ho mai visto tanta gente, si parla di 80.000 forse di più attesi per il concerto, non ricordo niente dell’attesa, mi rimangono una bandiera americana con l’immagine dell’album Born in the U.S.A. e la maglietta commemorativa, i soldi risparmiati andando a mangiare in mensa per 15 giorni sono quasi finiti, rimangono giusto quelli per un panino e per il treno del ritorno. Read more “oggi…come 26 anni fa!!! Springsteen a Milano!”

White Denim: D

Texas forever…
Certo che la vita è strana, alla fine sa sempre di cosa abbiamo bisogno è che a volte la nostra richiesta e la sua proposta non arrivano proprio allo stesso momento e allora non accade niente. Quando c’erano i Phish, non avevo bisogno di loro anche se la vita mi mandava segnali, ora li ascolto, ma è un’altra cosa eppure avevo fatto grandi sforzi per ascoltarli… ma niente!!! Su Neil Young ho milioni di segnali ma non credo potrò mai ascoltare più di una canzone all’anno… sono così!!! Non cercavo White Denim, sono loro che hanno trovato me… e sono strani forte!!! Non è che impazzisca per le Jam Band, ma questi ragazzotti del texas vanno oltre a qualsiasi classificazione It’s Him! sembrano gli Uncle Tupelo e i Violent Femmes insieme a Lynyrd Skynyrd. Burnished con le sue chitarre liquide vive in un mondo tutto suo sospesa tra i ’60 e i ’70 molto progressive! Anvil Everything mi ripcorda gli Who! In Street joy però c’è molto Neil Young ma potrebbe anche essere una Hit radiofonica per l’estate 2011 in River to consider ad esempio c’è il flauto di Ian Anderson, il ritmo di Paul Simon, quel modo di fare alla Dave Mattews e passaggi che odorano di Jeff Buckley così la prima volta che l’ho ascoltato sono rimasto incantato 5 minuti a guardare nel vuoto per quanto mi aveva sconvolto, stupito e sorpreso!!! Drug, a parte la durata, è progressive! Bess St. è rock ma anche jazz ma anche punk e poi è progressive!!! Is and Is and Is è stramaledettamente rock ci sono i Nirvana, i Pearl Jam rimescolati in una broda psichedelica. I ragazzi mi confondono e mi sorprendono, mi ubriacano con il loro caleidoscopio di suoni e cado in trance lisergico!!!! La country-jazz-pop-ballad finale Keys è la degna conclusione del disco più sorprendente che abbia ascoltato nel 2011! Un disco incredibile, continui cambi di ritmo, inclassificabile quanto inconsueto nella costruzione dei brani ma soprattutto di non facile ascolto! Il Texas mi sta regalando sensazioni incredibili, Band of Heathens, Dallas Mavericks e ora White Denim! Questo disco mi ha completamente spiazzato, ero impreparato a tanto ma credo che ci farò presto l’abitudine… anzi l’ho già fatta!!!

Blackie & The Rodeo Kings: Kings and Queens

Un indimenticabile dopo cena…
Accogliere 14 presenze femminili nel mio salotto, visto i tempi che corrono, potrebbe apparire equivoco, ma questa sera ne avevo l’occasione e ho approfittato di queste incredibili 14 signore della musica che hanno cantato nel mio personalissimo dopocena. Sistemato il pupone davanti all’intera serie di Ben Ten Alien Force ho aperto iTunes e cliccato su Acquista (che resta sempre e comunque un bel momento) su Kings and Queens di Blackie & The Rodeo Kings! …..qualce istante di attesa…. ed ecco la prima invitata entrare nel mio salotto, il suo nome!? Lucinda Williams a duettare con Colin Linden in una deliziosa country-rock ballad intitolata If I Can`t Have You, più country oriented è l’incalzante Another Free Woman con Sara Watkins! Scanzonata e appena uscita da un Wulitzer del ’56 è Got You Covered con Rosanne Cash… mi sto divertendo, la serata promette già mooolto bene quando arriva la prima vera sorpresa, Amy Helm (Ollabelle) con I`m Still Lovin` You, un gioiellino! me ne innamoro al primo ascolto e la metto il loop per 4 volte. Read more “Blackie & The Rodeo Kings: Kings and Queens”

Il coccodrillo pescatore

C’era una volta un coccodrillo che andava a pescare i pesci ma con la canna da pesca perché non sapeva pescare con la bocca. Ma un giorno andò a scuola di pesca per coccodrilli e lì imparò a pescare con la bocca e tornò a pescare felice e contento!

Federico Guerra

Tedeschi Trucks Band: Revelator

Il bianco ed il nero!
Ike and Tina… ecco chi mi viene in mente! Però Bianchi! Dereck Trucks e Susan Tedeschi, oltre che nella vita, ora si sono uniti anche in un matrimonio musicale, Susan canta come non mai, la band (9 elementi + Derek) suona meravigliosamente e il risultato mi esalta! Tanto soul, una buona dose di blues, un pizzico di gospel e mettiamoci anche del R&B, il tutto immerso in una buona tradizione di “Americana”. Mettiamo che la giornata sia la prima con un po’ di sole da 5 giorni, mettiamo anche che le vacanze si avvicinano, mettiamo anche che lo stavo aspettando… beh mi viene voglia di un’amaca, una bibita e posizionare il cervello in stand-by, l’unica energia che riesco a sprigionare è quella del pollice sul tastino UP del volume dell’iPod perchè quando si libra la chitarra di Derek Trucks (in certi passaggi molto Pat Metheny style) mi libro anch’io nel vuoto della mia più totale apatia. Un disco d’altri tempi che trova ispirazione nelle radici della musica americana indistintamente bianche e nere che siano (come i Pokemon) molto ricco di particolari e curato alla perfezione! Mi sento come su di uno scivolo di Aquafan, lo affronto, ne assecondo le curve, sento il beneficio dell’acqua fredda sul corpo arrostito dal sole,  tenego il fiato fino in fondo, fino al tuffo nella grande piscina della musica.

Seasick Steve: You Can’t Teach An Old Dog New Tricks

“Tazzato” di Blues
Eccomi qui, con lo sguardo perso nel vuoto e le cuffie a pensare a quello che sono… Io faccio la spesa al supermercato, ho l’abbonamento a SKY,  ho una casa accogliente, ho il calore di una famiglia, ho un letto in cui dormire, compro on-line,  ho una carta di credito a disposizione, ho un lavoro, ho tutto il necessario per vivere bene e anche tanto di superfluo, ho anche una chitarra a 6 corde ma provo una profonda invidia per Seasick Steve che non ha mai avuto niente di tutto questo e possiede una chitarra a 3 corde con la quale compie prodigi. Non riuscirei mai a vivere per strada come ha fatto lui, scappato da casa nel 1954 all’età di 13 anni, è vero che lo ha fatto per fuggire dai continui abusi a cui era sottoposto… ma questo non lo ha reso un looser, lo ha reso forte, di una forza che viene da dentro e che è sfociata in un talento immenso ed una energia che ha convogliato tutta sulla musica. Ascoltarlo suonare mi risveglia impulsi ancestrali, è una musica che mi prende alla pancia che mi attorciglia le budella e che che implode dentro. È qualcosa che travalica il blues, è una musica che mi provoca brividi e convulsioni,  è una broda primordial-musicale che probabilmente esisteva all’inizio della vita insieme al primo organismo monocellulare, è una musica scaturita dal big-bang che è rimasta nella composizione cromosomica del DNA, so che Gil Grissom potrebbe scovarla e sintetizzarla ma è molto più facile berla direttamente dal calice che Beard Steve mi porge al quale mi voglio abbeverare senza ritegno fino ad ubriacarmi della sua musica…

The Wave Pictures: Beer in the Breakers

Ho ritrovato il fanciullino che è in me…
A volte ho bisogno di certezze, un po’ come Linus con la sua coperta e allora mi rifugio, come facevo da piccolo nascondendomi dentro l’armadio dei miei genitori, in suoni, odori e sapori che riescono a ricrearmi quel rifugio protetto e sicuro. L’undicesimo disco dei The Wave Pictures è una di quelle cose che ricrea quell’atmosfera, come il Brandy dall’etichetta nera! Nessuna novità, nessun sussulto ma Beer in the Breakers riesce a ricreare misteriosamente quel bozzolo al cui interno mi sento come se non possa accadermi nulla di male! Il mistero ho scoperto, sta nella varietà musicale proposta da questi ragazzi inglesi, che svaria nel sound dell’ultimo quarto di secolo passato. jazz, blues, garage, folk inglese e sonorità d’oltre oceano dei primi ’80… ma quello che mi fa impazzire sono i  tanti assoli che riescono ad infilare dentro i brani , quelli che solitamente mancano in tanti dischi di studio e che invece trovano spazio nei live! ecco… quando penso… qui ci starebbe bene un assolo… beh ecco che arriva!!! una serie di piccoli orgasmi musicali ravvicinati incastrati in ballate, r’n’r e folk songs. Quello che adoro è come raccontano le cose… mi sembra di sentir parlare un bimbo di 5 anni, piccole semplici storie narrate su un tappeto musicale che entra sotto la pelle immediatamente. Le loro canzoni mi suscitano continui flash a volte sento i Doors, a volte i Television, a volte gli Smiths, altre i Belle and Sebastian ma poi li riascolto e cambiano, si mischiano si confondono e poi mi perdo tra scatole di scarpe, cappotti, parrucche, sciarpe e cravatte …e ritorno bambino!